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Orto Di Comunità
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Orto di comunità: ecco dove e quando nasce

L’agricoltura non è soltanto la coltivazione di piante commestibili, ma anche un modo per unire la comunità. Proprio con questo spirito, cinque donne tra richiedenti asilo e rifugiate del Progetto Sai di Tiggiano e gestito dal Consorzio Sale della Terra hanno deciso di dare vita all’orto di comunità. L’orto sarà presentato a tutti questa sera a partire dalle 19.00.

Orto di comunità: oggi la presentazione del progetto

L’orto di comunità è un progetto del SAI che ha coinvolto cinque donne rifugiate a Tiggiano e sarà presentato questa sera. La serata si aprirà con i saluti del sindaco Giacomo Cazzato. Subito dopo, ci saranno gli interventi di Ester Martella, coordinatrice del progetto e di Gigi Schiavone, l’agronomo che ha guidate le donne coinvolte nell’iniziativa. Subito dopo la presentazione, sarà offerto un rinfresco a base di ortaggi ed erbe aromatiche provenienti dall’orto appena nato. Il progetto nasce dall’idea di ripartire dalla terra come strumento di riscatto e cura.

Ebbene sì, cura dell’anima e del corpo visto che l’autoproduzione agricola non solo aiuta a ricucire vissuti difficili, ma anche ad alimentarsi in modo sano. Inoltre, permette di contribuire ad un modo più sostenibile ed equo. L’agronomo Schiavano, ogni settimana ha guidato le cinque donne nella conoscenza e nella pratica dell’agricoltura biologica. L’uomo ha insegnato loro a preparare il terreno, a coltivare, ad innaffiare e a pulire le colture nel pieno rispetto della natura e delle risorse disponibili.

Un’iniziativa importante per aprirsi alla cittadinanza

L’orto di comunità di Tiggiano nasce su un terreno di 300 mq dove vengono coltivate colture di diverso tipo. Alcune di queste colture sono diffuse nei paesi di provenienza delle donne coinvolte nel progetto. Vengono prodotti mais, pomodori, peperoncini, melanzane, zucchine, insalate, angurie ed anche meloncelle. Tutto ciò è un modo per scoprire ed apprezzare l’incredibile varietà orticola che offre il territorio salentino.

Le cinque donne coinvolte nel progetto, alcune delle quali madri single, trovano piacere nel cucinare per sé ed i figli i prodotti da loro coltivati. Ciò dà loro la certezza di avere un’alimentazione sana e la possibilità di gestire meglio le proprie risorse economiche. L’orto è di comunità, in quanto, nasce con l’intenzione di aprirsi alla comunità e lavorare insieme al bene comune praticando modelli innovativi di coesione sociale.

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