C’è un giorno che l’Italia non dimentica. Un mattino di primavera, freddo e carico di attesa, in cui milioni di persone si svegliarono e sentirono che qualcosa stava finalmente cambiando. Era il 25 aprile 1945.
Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti. Ordinò a tutte le forze partigiane del Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi e imponerne la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate. In quel giorno Milano, sede della più ampia resistenza antifascista, insorse e liberò la città. Contemporaneamente fu liberata anche Torino e le maggiori città italiane, avviando così l’Italia alla fine della guerra. Il 28 aprile, tre giorni dopo, Mussolini sarebbe stato catturato e giustiziato. Non era un esercito regolare quello che scese nelle strade.
La Resistenza era nata dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 su iniziativa di antifascisti e militari del dissolto regio esercito. Da poche migliaia di uomini era cresciuta fino a circa 300.000 persone grazie alla partecipazione di operai, contadini e giovani renitenti alla leva della Repubblica di Salò. Gente comune. Gente che aveva scelto.
La proclamazione dell’insurrezione nel 1945 segnò l’inizio della strada che condusse il Paese e gli italiani a scegliere la Repubblica nel referendum del 2 giugno 1946. E poi alla proclamazione, nel 1948, della Costituzione repubblicana. È proprio la Resistenza ad aver dato le radici alla Repubblica. In Assemblea Costituente sedevano, in prevalenza, quei partiti che componevano il CLN, portando le rispettive tradizioni politiche e ispirando la Costituzione di quei principi di democrazia e antifascismo che la Resistenza aveva dovuto lottare con le armi per ottenere.
Il 22 aprile 1946, il governo guidato da Alcide De Gasperi emanò un decreto legislativo che stabiliva ufficialmente la celebrazione del 25 aprile come festa nazionale.





