Si stima che nel mondo vivano oltre 80 milioni di persone di origine italiana. È una cifra che supera la stessa popolazione dell’Italia: una nazione parallela, dispersa su ogni continente, tenuta insieme non da confini geografici ma da qualcosa di più sottile e più resistente — la memoria, la lingua, il cibo, i cognomi, le storie di chi è partito.
Una storia lunga centocinquant’anni
L’emigrazione italiana moderna ha radici profonde. La prima grande ondata — quella che gli storici chiamano la Grande Emigrazione — comincia dopo l’Unità d’Italia e si protrae fino alla Prima Guerra Mondiale. Tra il 1876 e il 1915 lasciano l’Italia circa 14 milioni di persone, quasi tutte provenienti dal Sud e dal Nordest: contadini, braccianti, minatori in fuga dalla miseria, dalla carestia, da una terra che non bastava a sfamare le famiglie. Li attendono le Americhe, le miniere del Belgio e della Germania, le fabbriche della Svizzera e della Francia.
La seconda grande ondata arriva dopo la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Italia è un paese devastato, e ancora una volta centinaia di migliaia di italiani salgono sui treni e sulle navi. Questa volta la meta principale è l’Europa del nord: la Germania ovest, la Svizzera, il Belgio — dove nel 1956 la tragedia di Marcinelle costa la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani. Ma si parte anche per l’Australia, il Canada, il Venezuela, l’Argentina. È il tempo delle valigie di cartone, delle lettere scritte a mano, delle rimesse inviate a casa per costruire una stanza in più.
Dove sono andati gli italiani
Il Paese con la più grande comunità di discendenti italiani al mondo è il Brasile: si calcola che tra i 25 e i 30 milioni di brasiliani abbiano origini italiane, concentrati soprattutto negli stati del Sud — Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná — e nella megalopoli di San Paolo. Seguono l’Argentina, dove circa il 40-50% della popolazione vanta antenati italiani, per un totale stimato tra i 20 e i 25 milioni di persone. Nei soli Stati Uniti, i censimenti registrano circa 17 milioni di americani di origine italiana, eredi di chi sbarcò a Ellis Island tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.
In Europa, la Germania ha ospitato nel dopoguerra oltre un milione di lavoratori italiani, molti dei quali vi sono rimasti con le loro famiglie. La Svizzera, la Francia, il Belgio e il Regno Unito contano ciascuno comunità italiane di centinaia di migliaia di persone. Anche l’Australia — in particolare Melbourne e Sydney — è diventata nel tempo una seconda patria per molti italiani del dopoguerra.
Oggi, secondo i dati dell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), sono circa 6 milioni i cittadini italiani ufficialmente residenti fuori dai confini nazionali. Ma è una cifra parziale: non tiene conto di chi ha acquisito la cittadinanza del Paese d’arrivo, né delle generazioni nate all’estero che hanno perso il legame burocratico con l’Italia pur conservando quello culturale e affettivo.
Il filo che non si spezza
A distanza di generazioni, il legame con l’Italia non si dissolve. Si trasforma, si stratifica, a volte si mitizza — ma resta. Chi è cresciuto in Argentina con un nonno calabrese sa riconoscere il profumo del ragù domenicale. Chi ha radici venete in Brasile parla ancora un dialetto scomparso nella terra d’origine. Chi è figlio di emigrati in Germania torna in vacanza al paese dei bisnonni e sente di essere, al tempo stesso, di là e di qua.
Questo senso di appartenenza doppia — alla terra d’origine e a quella d’arrivo — è una delle esperienze umane più ricche e più complesse. È nostalgia, ma anche orgoglio. È il peso di ciò che si è lasciato, ma anche la forza di chi ha saputo ricominciare.
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In questo canale raccontiamo gli italiani nel mondo: le loro storie, le comunità che hanno costruito, le tradizioni che hanno portato con sé e quelle che hanno reinventato lontano da casa. Seguiamo le iniziative culturali, le associazioni di italiani all’estero, i progetti che mantengono vivo il legame con l’Italia. E osserviamo anche il fenomeno contemporaneo — quello dei giovani che oggi lasciano il Bel Paese in cerca di opportunità, portando nel mondo una nuova italianità, diversa da quella dei loro nonni ma non meno autentica. Perché la storia degli italiani nel mondo non è finita: si scrive ancora, ogni giorno, in ogni angolo del pianeta.