[openid_connect_generic_login_button button_text="Accedi"]
Condividi:

Ragusani nel Mondo: intervista a Sebastiano D’Angelo

Sebastiano D’Angelo, direttore di Ragusani nel Mondo, da anni lavora per tenere vivo il filo che unisce la provincia iblea con i suoi figli sparsi in ogni angolo del pianeta, un filo fatto di memoria, di orgoglio, di radici.
Il Premio Ragusani nel Mondo è diventato nel tempo molto più di una cerimonia. È un momento in cui una comunità si riconosce, si guarda negli occhi e celebra ciò che ha dato al mondo.
Abbiamo incontrato Angelo D’Angelo per capire come si costruisce, edizione dopo edizione, un evento capace di tenere insieme passato e futuro, territorio e diaspora, talento e appartenenza.


Direttore D’Angelo, da anni il Premio Ragusani nel Mondo racconta storie di ragusani che hanno costruito il proprio percorso lontano dalla terra d’origine: che cosa le hanno insegnato, umanamente, gli emigrati ragusani incontrati in questo cammino?

Avere conosciuto tanti profili di iblei di successo mi ha fatto capire che esiste una etnia ragusana in tutto il mondo che si è segnalata per una grande capacità di adattamento nei nuovi territori, senza recidere il legame con la propria terra di origine. Gli emigrati ragusani, come d’altronde i siciliani, si sono distinti per un fortissimo attaccamento alle proprie tradizioni, usi e costumi, che hanno cercato sempre di trasmettere ai loro figli e alle future generazioni.

Tra le tante storie di emigrazione che ha avuto modo di conoscere attraverso l’associazione, quali sono i valori che tornano più spesso e che secondo lei rappresentano meglio l’identità dei ragusani nel mondo?

Sono emersi valori comuni, la fantasia, l’ingegno, la resilienza, la laboriosità, l’intraprendenza, il dinamismo e soprattutto l’amore e l’orgoglio per le proprie origini. Un insieme di valori che alimentano l’identità iblea ovunque trovi spazio per potersi esprimere.

Il Premio Ragusani nel Mondo è diventato negli anni un appuntamento importante per la comunità iblea, capace di unire memoria, talento e senso di appartenenza: qual è stata la sua visione nel far crescere questo evento fino alle edizioni più recenti?

Anzitutto la tenacia nel portare avanti un progetto che rinsaldasse l’orgoglio per la comune identita’ attraverso il racconto di storie positive in capo ai conterranei di tutto il mondo; la voglia di far capire , soprattutto alle giovani generazioni, che nulla è precluso, che qualunque traguardo è possibile da raggiungere solo che lo si voglia perseguire con spirito positivo.
Poi un grande cuore, una voglia di spendersi per la promozione del proprio territorio, in capo a tutti i dirigenti dell’Associazione, nell’ottica di un puro spirito di volontariato scevro da qualunque interesse personale.

E’ stato un percorso in continua crescita, alimentato da un crescente credito e attenzione presso l’intera opinione pubblica.​ Gli Iblei, i siciliani, con le grandi figure della loro etnia, si ritrovano in una festa collettiva che è anche veicolo di promozione del patrimonio, richiamo turistico, scandaglio di percorsi per prospettive di sviluppo anche economico. E’ collegamento fra le varie realtà internazionali di questa comunità siciliana.

​Si tratta di una manifestazione che ormai segna in modo indiscutibile l’evolversi dell’estate iblea, attesa e partecipata da larghi strati dell’opinione pubblica , che si è imposta all’attenzione generale per il suo stile semplice  e immediato,  senza fronzoli ma con la sola forza del sentimento e del cuore. Un grande evento di cui l’intera Provincia e la Sicilia va fiera, perchè si celebra il genio ibleo e siciliano nel mondo, il giorno dell’orgoglio, in cui si esaltano e si propongono al pubblico esempi e storie di vita ricche di positività, una manifestazione che celebra il territorio, le sue bellezze, la sua gente.
Il premio   appartiene all’intera Regione, e con significativi risvolti di promozione per l’intero territorio siciliano, che supera i localismi delle singole municipalità, troppo spesso portatori di limitati orizzonti culturali, che coinvolge il popolo nelle sue varie espressioni, individuali e collettive, come confermato dalla coralità delle segnalazioni di nuovi curriculum, che vengono da ogni parte.one pubblica ragusana e della galassia dell’associazionismo di emigrazione in tutto il Mondo.

Nell’edizione del trentennale avete dato ancora più spazio al legame tra Ragusa e il mondo, con due serate, nuove sezioni e un racconto ancora più ampio delle eccellenze del territorio e della diaspora: quanto è importante oggi trasformare un premio in un vero ponte tra chi è partito e chi è rimasto?

Direi che e’ uno degli scopi primari dell’evento, che punta alla promozione del territorio ibleo con il racconto di storie di successo in capo ai proprio conterranei. Oggi la provincia di Ragusa è conosciuta in tutto il mondo anche grazie all’evento e alla forza e all’impatto delle testimonianze date dai vari premiati nel corso dei trentanni dell’evento, che spesso sono stati ambasciatori della propria terra di origine, trasmettendo la gioia e la fierezza di un riconoscimento loro conferito proprio dal loro territorio di appartenenza per nascita o discendenza. Tutto cio’ non di rado ha creato flussi virtuosi e crescenti a sostegno di un turismo di ritorno, tema al centro del dibattito nazionale nella configurazione di un moderno e aggiornato rapporto fra l’Italia e le proprie comunità estere.
L’edizione del trentennale inoltre ha per la prima volta dato una centralità, con il Premio “ GIOVANI”, a storie di affermazioni in capo a giovani che, nonostante agli inizi dei rispettivi percorsi professionali, hanno saputo interpretare i valori iblei nei nuovi contesti territoriali in cui sono stati chiamati ad esprimersi, a dimostrazione del fatto che il TALENTO prescinde dall’età.

Dopo tanti eventi organizzati e tante personalità premiate, quale momento le è rimasto più nel cuore perché ha espresso al meglio l’emozione del ritorno, dell’appartenenza e dell’orgoglio di essere ragusani nel mondo

In genere ogni storia raccontata nel Premio, attraverso ben 30 edizioni, ha lasciato forti e uguali emozioni, legate alla manifestazione di fierezza delle proprie origine. C‘è un dato particolare che vorrei sottolineare, legato al consolidamento negli anni di una vera e coesa comunità, quella dei Premiati, che non solo ha mantenuto i legami con la nostra Associazione, ma ha dialogato fra i suoi membri e non di rado si è spesa al servizio del territorio, venendo incontro a esigenze e necessita manifestate e loro indirizzate. Oggi possiamo ben dire che esite una comunità di talenti iblei nel mondo, che si interfaccia con il territorio iblei e le sue varie articolazioni umane e istituzionali. Questo rappresenta uno dei dati piu’ interessanti che connotano un evento entrato a pieno titolo fra i momenti piu’ attesi dall’opinione pubblica iblea e siciliana.

Per Sebastiano D’Angelo il Premio Ragusani nel Mondo è una storia da custodire e ogni edizione è una pagina nuova scritta insieme a chi, da vicino o da lontano, porta la terra iblea nel cuore.

Condividi:

Articoli correlati

ADV SIDEBAR
Torna in alto