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Come aderire al Progetto Comuni: la guida pratica

Questo articolo è una guida pratica. Risponde alla domanda che molti sindaci e amministratori si pongono dopo aver letto o sentito parlare del progetto: “È interessante. Ma come si fa, concretamente, ad aderire?” La prima cosa da sapere è che il Progetto Comuni è una collaborazione graduale e flessibile, progettata per adattarsi alle risorse, alle priorità e ai tempi di ciascuna amministrazione. Il percorso si costruisce insieme, partendo da un’analisi del territorio e dalle aspettative dell’amministrazione.

Fase 1: il primo contatto

Il percorso inizia con un contatto diretto con la Fondazione italiani.it. Questo può avvenire in diversi modi:
– scrivendo all’indirizzo [email protected], descrivendo il Comune e l’interesse verso il progetto
– compilando il modulo di contatto disponibile sul sito fondazione.italiani.it
– attraverso una segnalazione o una referenza da parte di un altro Comune già aderente, di un’associazione di categoria o di un ente regionale o provinciale in contatto con la Fondazione.

Il primo contatto serve a questo aprire un dialogo, conoscersi, capire se ci sono le condizioni per lavorare insieme.

Fase 2: l’analisi del territorio

Dopo il primo contatto, la Fondazione avvia una fase conoscitiva dedicata al territorio del Comune. Si tratta di un’analisi strutturata che prende in considerazione diversi aspetti:
– le caratteristiche demografiche e geografiche del Comune;
– la consistenza della diaspora storica (quanti emigrati, dove si sono concentrati, in quali generazioni);
– il patrimonio culturale, storico e paesaggistico disponibile;
– le risorse e le realtà locali già attive (associazioni, imprese, operatori turistici, scuole);
– le priorità e gli obiettivi dell’amministrazione.

Questa analisi viene restituita all’amministrazione sotto forma di una relazione preliminare con proposte operative concrete. Non è un documento generico, è uno strumento di lavoro specifico per quel Comune, che identifica i punti di forza da valorizzare, le opportunità da cogliere e le azioni più adatte a raggiungere gli obiettivi.

Fase 3: il Protocollo d’Intesa

Se le parti decidono di procedere, il passo successivo è la sottoscrizione del Protocollo d’Intesa tra il Comune e la Fondazione italiani.it. Il Protocollo è un atto formale che sancisce la volontà reciproca di collaborare e definisce, a livello generale, gli ambiti e i principi della collaborazione.
Per il Comune, la sottoscrizione del Protocollo richiede una delibera del Consiglio Comunale, un atto amministrativo ordinario, non dissimile da altri protocolli che le amministrazioni stipulano regolarmente con enti, istituzioni e associazioni. La Fondazione mette a disposizione dei Comuni interessati uno schema di delibera e una bozza di Protocollo, che possono essere adattati in funzione delle specificità locali.
Il Protocollo non comporta, di per sé, impegni economici: definisce un quadro di collaborazione.
Hanno già adottato questo percorso alcune amministrazioni locali e il GAL delle Isole Eolie, che hanno deliberato formalmente il protocollo di intesa, diventando i primi aderenti ufficiali al progetto.

Fase 4: la convenzione attuativa

Una volta sottoscritto il Protocollo d’Intesa, le parti definiscono insieme la convenzione attuativa: il documento operativo che specifica i servizi da attivare, le tempistiche, le responsabilità di ciascuna parte e gli aspetti economici. La convenzione è modulare: si può partire con un sottoinsieme di attività e ampliarle nel tempo, in funzione dei risultati ottenuti e delle risorse disponibili. I servizi attivabili spaziano dalla produzione editoriale al turismo delle radici, alla costruzione del database genealogico e altro.

Cosa succede dopo

Una volta avviata la collaborazione, il Comune entra a tutti gli effetti nella rete del Progetto Comuni. Questo significa:
– disporre di uno spazio dedicato sul portale italiani.it, con contenuti prodotti e aggiornati dalla Fondazione;
– essere presente nelle comunicazioni della rete, articoli, newsletter, social, rivolte a milioni di utenti nel mondo;
– poter accedere agli strumenti di memoria e genealogia, al Museo Virtuale degli Emigrati italiani, agli archivi digitali;
– fare parte della Rete dei Comuni e poter collaborare con le altre amministrazioni aderenti;
– disporre di un referente dedicato della Fondazione per il coordinamento delle attività.

La collaborazione non è statica: si evolve nel tempo in funzione dei risultati, delle nuove opportunità e delle priorità che cambiano.

Domande frequenti

  • Il progetto è aperto solo ai piccoli Comuni? No, il Progetto Comuni è pensato per essere inclusivo, vi possono partecipare tutte le amministrazioni, da borghi di poche centinaia di abitanti a città capoluogo.
  • Servono competenze tecniche o digitali per partecipare? No, la Fondazione si occupa della parte editoriale, tecnologica e di comunicazione. L’amministrazione può fornire le informazioni sul territorio e favorisce il coinvolgimento delle realtà locali.
  • Quanto tempo richiede all’amministrazione? La partecipazione al Progetto Comuni è stata progettata per minimizzare il carico sulle strutture comunali. Le attività operative sono gestite dalla Fondazione; all’amministrazione viene chiesto un contributo in termini di informazioni e coinvolgimento locale.

Il Progetto Comuni è un’iniziativa aperta. Richiede solo la volontà di costruire qualcosa insieme: un ponte tra il Comune e la propria diaspora, tra il territorio e il mondo, tra il passato e il futuro.
Se sei un sindaco, un assessore, un consigliere comunale o un funzionario interessato a esplorare questa possibilità, il primo passo è semplice: scrivi a [email protected] o visita fondazione.italiani.it.

Il territorio che rappresenti ha una storia da raccontare. Il mondo aspetta di ascoltarla.

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