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Il Museo virtuale degli emigrati italiani

Il Progetto Comuni preserva e valorizza le storie delle famiglie che hanno lasciato l’Italia, storie che rischiano di andare perdute.
In ogni Comune italiano esistono storie che aspettano di essere raccontate. Storie di famiglie che nei decenni del grande esodo, dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del Novecento, hanno lasciato il proprio paese, attraversato oceani, costruito nuove vite altrove. Storie che si tramandano a voce, che sopravvivono nei ricordi dei più anziani, che si conservano in fotografie ingiallite custodite nei cassetti di case lontane.

Queste storie sono un patrimonio straordinario, culturale, storico, affettivo. Ma sono fragili. Ogni anziano che se ne va porta con sé un pezzo di memoria che nessun libro o archivio è riuscito a fissare. Ogni famiglia della diaspora che si assimila alla cultura del Paese ospite allontana un po’ di più il legame con la terra d’origine. Il Progetto Comuni, attraverso gli strumenti di memoria e genealogia sviluppati dalla Fondazione italiani.it, lavora per preservare questo patrimonio e renderlo accessibile — sia alle comunità all’estero che vogliono ritrovare le proprie radici, sia ai Comuni che custodiscono quella storia e possono farne un elemento identitario forte.

Il Museo virtuale degli emigrati italiani

Il cuore di questo lavoro è il Museo virtuale degli emigrati italiani, uno spazio digitale unico nel panorama italiano dedicato alla raccolta, valorizzazione e narrazione delle storie delle famiglie della diaspora. A differenza dei musei fisici dell’emigrazione, che pure esistono in diverse parti d’Italia, il Museo virtuale non ha i limiti dello spazio e della distanza. Chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può accedervi, cercare la storia della propria famiglia, contribuire con fotografie, documenti, testimonianze. È uno spazio in costante crescita, alimentato dalla partecipazione delle stesse comunità che racconta.

Per ogni Comune aderente al Progetto Comuni, la Fondazione lavora alla costruzione di una sezione dedicata nel Museo Virtuale: una galleria di storie, volti, nomi, date, percorsi migratori che restituisce al territorio la memoria di chi è partito e che, allo stesso tempo, offre ai discendenti nel mondo uno specchio in cui riconoscersi. Il risultato è potente su più livelli. Per i residenti del Comune, vedere valorizzate le storie dei propri avi è un atto di orgoglio e riconoscimento. Per i discendenti all’estero, scoprire che esiste uno spazio digitale dedicato alla storia della propria famiglia è spesso la scintilla che accende il desiderio del viaggio delle radici.

Accanto al Museo Virtuale, la Fondazione supporta i Comuni nella costruzione di database digitali degli emigrati: archivi strutturati che raccolgono, in forma accessibile e consultabile, le informazioni sui cittadini emigrati e sulle loro famiglie. Questi database si alimentano da più fonti: i registri anagrafici comunali, gli archivi parrocchiali (battesimi, matrimoni, morti), le testimonianze familiari raccolte direttamente, i documenti conservati all’estero (dichiarazioni d’arrivo, atti di naturalizzazione, passaporti) che le famiglie della diaspora possono condividere.
Il lavoro di costruzione e organizzazione di questi archivi ha un valore pratico immediato: molte persone che vogliono compiere un viaggio delle radici non sanno da dove cominciare. Non conoscono l’esatto paese di provenienza del bisnonno, non sanno se ci sono parenti rimasti in Italia, non hanno accesso agli archivi locali. Un database ben costruito e facilmente accessibile risolve questi problemi, trasformando un’intenzione vaga in un percorso concreto.

Il Progetto Comuni, attraverso questi strumenti, diventa anche un servizio di supporto alla ricerca genealogica, un settore in fortissima crescita nel mondo anglosassone e latinoamericano, dove sempre più persone investono tempo e risorse nella ricerca delle proprie origini.

La raccolta delle testimonianze

Una delle attività più preziose, e più urgenti, del lavoro di memoria è la raccolta delle testimonianze orali. Gli emigrati della prima generazione, quelli che hanno vissuto personalmente l’esperienza della partenza e dell’arrivo in terra straniera, sono oggi anziani. Ogni anno, con la loro scomparsa, va perduta una voce insostituibile. La Fondazione supporta i Comuni nella progettazione e realizzazione di progetti di raccolta delle testimonianze: interviste video agli anziani del paese, registrazioni audio delle memorie familiari, raccolta di fotografie d’epoca con le relative storie. Questi materiali vengono poi elaborati e inseriti nel Museo virtuale, dove diventano patrimonio condiviso. Questi materiali hanno una doppia vita: culturale e comunicativa. Sono documenti di valore storico, e sono allo stesso tempo contenuti potentissimi per i canali social e i portali della Fondazione, capaci di raggiungere e commuovere milioni di persone nel mondo.

Il patrimonio immateriale: dialetti, tradizioni, saperi

La memoria non è solo fatta di nomi e date. È fatta anche di patrimonio immateriale: i dialetti locali che gli emigrati hanno portato con sé e che spesso sopravvivono nelle comunità della diaspora con una purezza che in Italia si è ormai perduta; le tradizioni culinarie di una cucina regionale che altrove si è evoluta ma che nel borgo d’origine conserva le forme originali; i saperi artigianali legati a pratiche locali; le feste e le ricorrenze religiose che le comunità all’estero continuano a celebrare spesso con modalità identiche a quelle di un secolo fa.

Il Progetto Comuni aiuta i Comuni a mappare e valorizzare questo patrimonio, rendendolo visibile sia agli stessi residenti, che spesso non ne percepiscono pienamente il valore, sia alle comunità della diaspora, che in queste tradizioni riconoscono le tracce di una storia familiare. Alcune di queste tradizioni sono già oggetto di attenzione da parte dell’UNESCO, che negli ultimi anni ha ampliato il proprio lavoro sul patrimonio culturale immateriale includendo anche le pratiche legate alla migrazione e alla diaspora.

Investire nella memoria non è un atto nostalgico. È una strategia di sviluppo identitario con ricadute concrete sul presente e sul futuro. La memoria, in questo senso, non è il contrario dell’innovazione. È la sua radice.

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