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Lasciare la propria terra colpisce anche chi si sposta da Sud a Nord

“Il legame con il paese d’origine è un’esigenza profonda, che prescinde dai chilometri e dai confini. Il Progetto Comuni offre strumenti concreti per non spezzarlo”.

Quando si parla di emigrazione italiana, il pensiero corre quasi automaticamente alle grandi ondate transoceaniche del Novecento: i siciliani in Argentina, i calabresi in America, i veneti in Brasile. O alla diaspora più recente di giovani laureati che raggiungono Londra, Berlino, Amsterdam in cerca di opportunità.
Eppure esiste un’emigrazione altrettanto profonda dentro i confini nazionali, quella di milioni di italiani che, dal dopoguerra a oggi, hanno lasciato i paesi del Sud per trasferirsi nelle città del Nord, Torino, Milano, Genova, Bologna o nelle periferie industriali del centro Italia.

Le cifre sono imponenti. Secondo le stime più conservative, nel corso del Novecento oltre quattro milioni di persone si sono spostate dal Mezzogiorno verso il triangolo industriale. Le grandi fabbriche del Nord la FIAT, l’Alfa Romeo, la Pirelli hanno funzionato come potenti calamite per intere generazioni di famiglie del Sud. E questo movimento non si è fermato: ancora oggi, ogni anno, decine di migliaia di giovani meridionali lasciano i loro luoghi d’origine alla ricerca di lavoro, istruzione, prospettive.

Il distacco non si misura in chilometri

C’è una tentazione, quando si parla di migranti interni, di minimizzare la portata emotiva di questa esperienza. “Tanto sono in Italia”, si dice. “Ci si mette qualche ora di treno, o un volo low cost.” Come se la distanza geografica fosse l’unica forma di distacco che conta. Chi ha vissuto questa esperienza sa che le cose stanno diversamente. Il ragazzo del Sud Italia che a vent’anni si trasferisce al Nord Italia per lavorare porta con sé qualcosa che nessuna distanza geografica può misurare: il sapore del pane di casa, le voci del dialetto, il ritmo delle feste di paese, le facce di chi ha cresciuto, l’odore del mare di luglio. Porta con sé un’appartenenza radicata, costruita nei primi anni di vita, che non si cancella con il cambio di residenza. Con il passare del tempo, i ritorni diventano sempre più rari. Le famiglie si ricompongono al Nord. I figli nascono in città lontane dai luoghi d’origine dei genitori. I nonni invecchiano e muoiono. Il paese, piano piano, diventa un posto che si visita d’estate, e poi nemmeno più quello. Quel legame non sparisce: si assottiglia, si affievolisce, si copre di malinconia.

Le amministrazioni locali di fronte a un paradosso

Per i Comuni del Sud e delle aree interne italiane, questo fenomeno ha conseguenze concrete e pesanti. Il calo demografico, uno dei problemi più urgenti del territorio italiano, non riguarda solo i piccoli borghi dimenticati ma tocca città medie, capoluoghi di provincia, intere aree geografiche che hanno visto svuotarsi nel giro di due generazioni quello che secoli di storia avevano costruito. Ma c’è un paradosso in tutto questo: le persone che sono andate via non hanno smesso di volere bene al loro paese. Non hanno smesso di interessarsi a quello che succede, di emozionarsi quando sentono le notizie del territorio, di sognare, almeno una volta, di tornare.

Strumenti semplici per un legame che resiste

Uno degli aspetti più concreti e immediati del Progetto Comuni può tornare utile: la possibilità di attivare strumenti di comunicazione regolare rivolti ai propri cittadini dispersi, non solo all’estero, ma anche in altre città d’Italia.

Il primo strumento è la newsletter del Comune. Una comunicazione periodica, settimanale, quindicinale, mensile, che racconta quello che sta succedendo nel territorio: le delibere più importanti, le iniziative culturali, i lavori pubblici avviati, le nascite e i traguardi della comunità. Non un bollettino istituzionale freddo e burocratico, ma una lettera vera, con un tono umano, capace di fare sentire il lettore ancora parte di quella comunità anche se vive a mille chilometri di distanza.
Il secondo strumento sono gli articoli specifici sulle attività del paese: racconti delle sagre, dei tornei sportivi, delle mostre, delle iniziative scolastiche, delle storie di persone che animano il territorio. Contenuti che non hanno bisogno di essere grandi notizie per essere preziosi: a volte, una fotografia della piazza decorata per la festa patronale vale più di qualsiasi comunicato stampa.

Attraverso la piattaforma italiani.it, i Comuni aderenti al Progetto possono pubblicare questi contenuti e farli arrivare non solo ai propri iscritti diretti, ma all’intera comunità di italiani — e oriundi italiani — che quella piattaforma raggruppa: milioni di persone con un legame affettivo con l’Italia, sempre in cerca di notizie dei luoghi da cui vengono.

Il Progetto Comuni parte da un’intuizione semplice ma profonda: una comunità che comunica è una comunità grande e unita. La comunicazione, oggi, non conosce distanze. Un Comune che racconta se stesso con regolarità, con cura e con autenticità non sta solo facendo informazione: sta tenendo insieme le proprie persone, dovunque si trovino.

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