Le eredi di Girardengo, Guerra e Bartali aggregano Ciclostoriche di prestigio e alcune neonate persino in Brasile, promuovendo in Circuito che mette le ruote nella polvere e lancia lo sguardo al futuro. Il fenomeno viene avanti da un quarto di secolo e i discepoli degli eroici delle due ruote si moltiplicano anno dopo anno. Il ciclismo dal sapore antico rende meno noiosa l’attesa delle nuove imprese di Vingegaard, che punto a completare il Triplete Vuelta-Tour-Giro.
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C’è il Giro d’Italia d’Epoca, che sboccia nel mese di marzo.
E c’è l’Epoca del Giro d’Italia, che si rinnova nel mese di maggio.
Il primo è tutto sommato una novità.
L’altro – o meglio: il Giro per antonomasia – viene avanti dal 1909 e nel 2026 va alla scoperta della Bulgaria dopo aver emancipato negli anni più recenti i Paesi del nuovo ciclismo, del ciclismo che …avanza (nel senso che tenta di imporsi all’attenzione generale e non nel senso del ciclismo che se ne potrebbe fare benissimo a meno), come Israele, Albania.
“Quando comincio ad avvertire i profumi della primavera, non mi tiene più nessuno”, confessò un giorno quel Cipollini ai tempi in cui era SuperMario della Sanremo, del Mondiale, delle tappe vinte un po’ dappertutto nei grandi giri d’Italia, di Francia e di Spagna, spruzzando il tutto con incursioni trionfali sulle strade fiamminghe delle classiche di seconda fila.
Ora lo vediamo riassaporare i gusti antichi che trasformano gli appassionati di ciclismo in amanti delle due ruote. Ma nel frattempo SuperMario campione dello sport è sceso al livello di Cipollini normale per aver infranto troppe regole della vita sportiva, coniugale e dell’uomo comune. Tant’è che esalta qualche mascalzoncello che da corridore ha aggirato le regole dello sport prendendo scorciatoie rivelatesi vere e proprie truffe.
Voltiamo pagina.
Marzo porta le Strade Bianche, ormai divenute giardino di casa del despota Tadej Pogacar, l’invasone degli escursionisti che si cimentano in bici nella prova della Granfondo disegnata sulle Crete e sugli Sterri senesi. E si va avanti con la Tirreno-Adriatico in Italia, con la Parigi-Nizza in Francia e con le celebrazioni di San Patrizio in tutto il mondo per sbucare all’inizio della Milano-Sanremo, che ha tradito il capoluogo lombardo dove è nata per accasarsi in qualche modo e a suon di quattrini a Pavia.
I pruriti agonistici di Cipollini di sono risvegliati una volta di più e il chiacchierato lucchese è tornato in sella a dispetto del cuore ballerino alla Franco Bitossi e si è ripresentato al mondo per una sgambata dalle parti di Siena in compagnia di americani veri e di cicloamatori americaneggiati.
Con queste premesse si alza il sipario sul Giro d’Italia d’Epoca in attesa dell’epoca del Giro d’Italia dove da Burgas a Roma, passando anche per prendere il volo da Sòfia alla Penisola, il danese Jonas Vingegaard tenterà di completare il triplete Spagna-Francia-Italia in assenza del rivale che ha preso il suo posto in cima al ranking mondiale, Pogacar appunto.
Da Lastra a Signa (Firenze) a Polignano a Mare (Bari), da metà marzo ai primi di novembre, con sconfinamento a San Marino e con un paio di svarioni in Brasile, le ciclostoriche del Giro d’Italia d’Epoca incarneranno una volta di più lo spirito degli “eroici”, anche se la primogenitura dell’Eroica Made in Gaiole in Chianti non è assoggettata a questo festival del ciclismo dei tempi andati che richiama attenzioni e fatiche di chi mette “le ruote nella polvere” e volge “lo sguardo al futuro” come recita il claim di due discendenti d’autore come Michela Moretti Girardengo, pronipote di Costante, e Gioia Bartali, nipote di Gino.
Michela è Presidente (… o Presidentessa?). Gioia è vicepresidente. E poi ci sono Angela Guerra, Alessandra Ortenzi, Alberta Schiatti e Irene Tampieri a completare il Consiglio: 6 donne su 6! E’ un unicum. Forse bisognerebbe introdurre il principio delle quote celesti per trovare un posticino nel consesso. Ma è discussione di basso livello e dunque l’abbandoniamo.
Parliamo dell’erede spirituale del primo Campionissimo e di quel Ginettaccio, che è stato elevato anche a Giusto tra le Nazioni per aver aiutato tanti ebrei ad entrare in possesso di quei lasciapassare per la vita prima ancora che dei passaporti indispensabili a sfuggire ai nazisti. E parliamo pure di componenti che per vocazione e per capacità arrivano ovunque se è vero – come è vero – che per il lancio del Circuito 2026 sono riuscite a trovare spazio persino nei programmi di Radio24 (e la trasmissione di Alessandra Schepisi è lì da ascoltare in quanto ben protetto nell’archivio del sito web del network di Confindustria).
L’idea di mettere in piedi un circuito fondato su ciclostoriche rievocative di qualcosa o qualcuno è davvero pregevole perché rappresenta il volano di attività capaci di creare movimenti di individui alla ricerca di luoghi e momenti di vera evasione dalla vita normale. E l’indotto che ne segue e consegue determina lo sviluppo del turismo in località fuorimano e fuoriporta.
Siccome l’Eroica ha lanciato la moda delle corse con bici antiche cavalcate da donne e uomini in abbigliamento storico, si è scatenata la caccia a mezzi in ferro, cambi e freni a leva, accessori originali o compatibili, borracce, manubri, selle in pelle, tubolari, maglie, cappellini, occhiali, pantaloncini, scarpini, calzini e guantini d’epoca. C’è chi converte le produzioni da futuristiche a vecchie. E la ruota gira… tra una ribollita, un pezzo di focaccia, una fetta di salame e un bicchiere di vino…
La domanda che sta dietro a questo fenomeno è davvero stimolante: perché le ciclostoriche generano così tanta passione? Perché accanto a chi si infiamma per la imprese di Pogacar che rievocano quelle di Coppi e Merckx c’è chi va in estasi per quel Girardendo grande campione che fece cadere nella trappola della polizia il povero bandito Sante Pollastri come scritto e cantato da Francesco De Gregori?
Se si cerca la risposta nella “filosofia” del Movimento, si rimbalza perché la pagina del sito web non è ancora stata formulata. Ma il concetto che sta alla base di questo Festival delle buone iniziative è chiaramente e diffusamente spiegato nel file che mette in bella evidenza il collante dell’associazione delle 6-donne-6 del Consiglio. Facciamo un copia e incolla proprio per non perdere nulla per strada: “Il Giro d’Italia d’Epoca è governato da un Consiglio Direttivo eletto dai soci con mandato quadriennale. Quello attuale insediatosi a dicembre 2024, è costituito da persone unite tra loro da un amore appassionato per il ciclismo e dalla ferma convinzione che una presa di coscienza dei cambiamenti climatici e un impegno a favore dell’ambiente e delle scelte sostenibili, siano ormai imprescindibili. Per questo, su base totalmente volontaria, mettono a disposizione le loro competenze per dare corpo e vigore a questa associazione dal grande potenziale ambientale e sociale”.
Più chiaro di così… Più che spiegare chi sono, ci dicono chi vogliono essere. E dunque, al primo sconfinamento in Italia andremo a curiosare di persona dentro il pentolone delle ciclostoriche del Giro d’Epoca con interesse almeno pari a quello da riservare al Giro d’Italia per professionisti che di sicuro nel 2026 ci riserverà qualche emozione particolare dalle parti dei Piani di Pezzè tanto cari a Marco Pantani e non soltanto.
Il Grande Ciclismo sta per tornare. E quello Storico sta per invadere l’Italia.





