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Comunità ucraina a Roma, stretta nella sua cattedrale

Comunità ucraina a Roma, per tenersi per mano. Venti di guerra hanno iniziato a sferzare l’Europa dell’est e lo stanno facendo in modo così violento da arrivare fino a Roma con il loro feroce soffio. Nella capitale vive una comunità importante di ucraini, che stanno vivendo un momento di grande smarrimento.

Comunità ucraina a Roma

Mentre truppe di soldati si mobilitano; un consistente numero di persone comuni cerca di sfuggire agli attacchi e alle bombe, in un clima surreale. Si fugge, ci si nasconde e chi è lontano per necessità e per lavoro, come gli ucraini di Roma dintorni, è in apprensione per le famiglie; che sono rimaste così lontano e che possono trovarsi in pericolo.

Comunità ucraina a Roma - Kiev in panoramica

Da qui, da Roma ci si unisce per fare delle manifestazioni, per protestare davanti l’ambasciata russa, o davanti al Campidoglio. Eppure ciò che emerge, è un tumulto di sentimenti e un senso d’impotenza che scuote le coscienze. Tanti cercano e trovano conforto nella preghiera; nello stringersi tutti insieme come comunità, per rivolgere al cielo una richiesta d’aiuto. Sono vari i luoghi di culto in cui ci si riunisce, anche con italiani cattolici, perché ciò che conta è restare uniti e trovare un po’ di conforto.

Cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini

Eppure, tra i luoghi di culto prediletti, c’è la cattedrale dei Santi Sergio e Bacco degli ucraini. Si tratta di un luogo di culto certamente cattolico; tuttavia in cui si celebra il rito orientale bizantino-ucraino. Ci troviamo nel centro storico di Roma, nel rione Monti, in piazza Madonna dei Monti. Si tratta di uno dei quartieri più antichi della città e in queste ore, chi vi entra, lo fa quasi trattenendo il respiro. E’ dal Dall’11 luglio 2019, che la chiesa è cattedrale dell’esarcato apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia.

Comunità ucraina a Roma - Penitente che prega

A testa bassa, per le vie, tra bei palazzi antichi e vissuti, locali notturni e caffè vivaci, si cerca di guadagnare l’entrata affrettando il passo. Qui in questi giorni pieni di tensione e tristezza; ci cerca di scacciare quel senso di smarrimento. Chi prega, solo o insieme ad altri, ha il viso segnato.

Monaci basiliani

Si prega con un peso sul cuore e sovente con le lacrime agli occhi. Si è circondati da una chiesa accogliente, bellissima e calda. Essa è dedicata a due santi martiri siriani, ufficiali dell’esercito romano, martirizzati nel 303 sotto l’imperatore Diocleziano. Basti pensare che la chiesa nazionale degli Ucraini di Roma, è già ricordata nel 796; in una biografia di papa Leone III come Oratium sanctorum Sergi et Bacchi quod ponitur in Calinico.

Comunità ucraina a Roma - Simbolo dell'ucraina

Inoltre è menzionata ancora nel IX e nell’XI secolo come Ecclesia s. Sergii in Suburra. La chiesa nel corso dei secoli fu assegnata dai papi a vari conventi e monasteri, finché Urbano VIII la assegnò definitivamente ai monaci ruteni basiliani, che ancora oggi la possiedono. Si prega la Madonna e qui ha una valenza particolare. Si fa riferimento a un’immagine mariana scoperta nel 1718 sotto l’intonaco del muro contiguo alla sagrestia; e collocata nel 1730 sull’altare maggiore.

Monaci Ruteni di San Basilio assistono la comunità ucraina a Roma

La chiesa degli ucraini di Roma, è stata addirittura ricostruita dopo il Sacco di Roma nel 1527; restaurata di nuovo nella prima metà del Seicento a spese del cardinale Antonio Barberini. Il suo nome è inciso in un’iscrizione commemorativa sopra il portico della cattedrale. Il cardinale era fratello del pontefice Urbano VIII, che assegnò il complesso ai Monaci Ruteni di San Basilio (di rito orientale e della provincia ecclesiastica di Kiev) che tuttora la amministrano. Ci si avvicina con tatto e discrezione, quasi con la paura di essere indelicati, ma pregare si può, silenti con i fratelli ucraini, affinché cessino di sferzare la loro patria questi terribili venti di guerra.

© Riproduzione riservata

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