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Il turismo delle radici: quando la nostalgia diventa un viaggio

Ogni anno, decine di migliaia di persone nate o cresciute all’estero, figli, nipoti, pronipoti di emigrati italiani, intraprendono un viaggio speciale verso l’Italia. Non cercano le spiagge più famose o le città d’arte più fotografate. Cercano qualcosa di più intimo e più potente: il paese dei nonni, la casa dove cresceva il bisnonno, il campanile di cui hanno sentito parlare per tutta la vita. Questo è il turismo delle radici, e ha una dimensione enorme che il sistema turistico italiano ha storicamente faticato a intercettare. Si stima che il potenziale di questo segmento coinvolga milioni di persone ogni anno, distribuite nei principali Paesi di emigrazione, Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, Venezuela, Germania, Svizzera, Francia. Non sono turisti ordinari. Sono visitatori con una motivazione fortissima, una propensione alla spesa mediamente più elevata rispetto al turista generico, e una tendenza a tornare più volte sullo stesso territorio.

Il Progetto Comuni è costruito, tra le altre cose, per aiutare i Comuni italiani a trasformare questo potenziale latente in flussi concreti, programmati e sostenibili.

Chi sono i turisti delle radici

Per progettare esperienze efficaci, è utile capire chi sono le persone che compiono questi viaggi. La maggior parte appartiene alla seconda o terza generazione di emigrati: sono nati all’estero, spesso parlano poco o niente l’italiano, eppure conservano un senso di appartenenza profondo al luogo d’origine della propria famiglia. Molti non sanno esattamente dove si trova il paese dei nonni, non conoscono i parenti rimasti in Italia, non hanno mai visitato i luoghi che hanno sentito raccontare nell’infanzia. Altri appartengono alla prima generazione — emigrati che vivono all’estero da decenni e che, avvicinandosi alla pensione o in certi momenti della vita, sentono il richiamo del ritorno, almeno temporaneo. In entrambi i casi, il viaggio delle radici non è una vacanza nel senso ordinario del termine. È un viaggio identitario: si va per capire chi si è, da dove si viene, cosa si è portato nel sangue attraverso le generazioni. Questa motivazione profonda rende il turista delle radici diverso da qualsiasi altro segmento: più coinvolto emotivamente, più curioso, più disposto a immergersi nella vita del territorio.

Cosa offre il Progetto Comuni ai turisti delle radici

La Fondazione italiani.it, attraverso il Progetto Comuni, progetta e promuove percorsi esperienziali su misura per questo tipo di visitatori.
Il cuore di ogni percorso è la visita ai luoghi della memoria: la casa di famiglia, il cimitero con le tombe degli antenati, la chiesa dove è stato celebrato il battesimo del nonno, la piazza dove i bisnonni si incontravano il giorno di mercato. Questi non sono luoghi di interesse storico-artistico nel senso convenzionale — ma per chi li vive con occhi radicati nella propria storia familiare, sono luoghi di straordinaria intensità emotiva.
Attorno a questo nucleo vengono costruite esperienze complementari: laboratori di cucina tradizionale, corsi di lingua italiana base o dialettale, incontri con artigiani locali, passeggiate nei paesaggi che caratterizzano il territorio, visite ai musei locali e agli archivi storici. La Fondazione supporta i Comuni nella progettazione di questi percorsi, nella formazione delle guide e degli operatori coinvolti, e nella comunicazione verso i potenziali visitatori.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dalla ricerca genealogica: molti turisti delle radici non sanno esattamente da quale famiglia discendono o dove si trova il paese d’origine. Il supporto della Fondazione nella costruzione di database genealogici e nell’accesso agli archivi parrocchiali e comunali è spesso il primo passo che trasforma un’intenzione vaga in un viaggio concreto.

Un valore aggiunto per i piccoli Comuni

Il turismo delle radici è per sua natura un turismo lento e di prossimità: richiede tempo, prevede soggiorni più lunghi della media, implica il coinvolgimento di strutture ricettive locali, ristoranti, negozi, artigiani. È un turismo che non beneficia solo il grande attrattore urbano, ma si distribuisce sul territorio in modo capillare, e questo lo rende particolarmente prezioso per i piccoli Comuni che spesso vengono esclusi dai circuiti turistici tradizionali.
Un borgo di 2.000 abitanti nel Molise o in Calabria, in Veneto o in Sicilia, non ha quasi nessuna possibilità di competere con Firenze, Roma o Positano per il turista internazionale che sceglie l’Italia da catalogo. Ma per il discendente di una famiglia emigrata da quel borgo, quella destinazione non ha concorrenti: è l’unica del mondo.
Per generare flussi di turismo delle radici, la prima condizione è che i potenziali visitatori sappiano che esiste qualcosa che li aspetta. E questo è esattamente il problema che la Fondazione italiani.it è attrezzata per risolvere. Attraverso i canali di italiani.it, articoli, video, social, newsletter, app, la Fondazione raggiunge ogni mese milioni di persone con legami affettivi con l’Italia. Le storie dei luoghi, le testimonianze di chi ha già compiuto il viaggio delle radici, i reportage sui borghi e sulle comunità che li abitano: tutto questo lavoro editoriale ha l’effetto di mantenere vivo il desiderio e, gradualmente, di trasformarlo in intenzione di viaggio.

Il Comune che aderisce al Progetto Comuni diventa protagonista di questo racconto. Non attende che qualcuno lo scopra: è la Fondazione a portare il suo territorio davanti agli occhi di chi ha tutto il motivo del mondo per visitarlo. Il Progetto Comuni aiuta le amministrazione a trasformare il turismo delle radici in un’offerta strutturata, comunicata e accessibile. Prima ancora di essere un’opportunità di sviluppo, il turismo delle radici, è una politica culturale, il riconoscimento che la storia di un territorio non finisce ai confini comunali, ma si ramifica nel mondo attraverso le famiglie che nel tempo lo hanno lasciato.

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