Il Brasile ospita la più grande comunità di oriundi italiani al mondo: circa 30 milioni di persone, il 15% della popolazione. Tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, oltre un milione e mezzo di italiani attraversarono l’Atlantico in cerca di fortuna, portando con sé cognomi, tradizioni e un’identità che ancora oggi emerge nei volti più celebri del Paese. Eccone cinque che forse non sapevate avessero radici italiane.
Ayrton Senna — Toscana e Sicilia nel motore
Uno dei più grandi piloti di Formula 1 di sempre aveva sangue italiano da entrambi i rami familiari. I bisnonni materni, Raffaele e Maria Servilia Di Santoro, partirono da Porcari, in provincia di Lucca, per raggiungere São Paulo negli anni Ottanta dell’Ottocento. Dal lato paterno, la bisnonna Giovanna Maria Magro nacque a Siculiana, in provincia di Agrigento, e sbarcò in Brasile nel 1894. Perfino il cognome racconta il viaggio: l’originale “Sena” divenne “Senna” con l’aggiunta di una N alla dogana brasiliana. Oggi a Siculiana esiste un museo dedicato alle sue origini, e Ayrton — che parlava italiano, probabilmente imparato dai nonni — resta il simbolo più potente di come le radici italiane possano fiorire dall’altra parte dell’oceano.
Xuxa Meneghel — Dal Trentino alla TV brasiliana
Maria da Graça Xuxa Meneghel è stata la regina indiscussa della televisione brasiliana per decenni: conduttrice, cantante, attrice, un fenomeno di popolarità senza paragoni. Il suo cognome non lascia dubbi sull’origine: Meneghel è tipico di Imer, un piccolo comune nella valle del Primiero, in provincia di Trento, da dove il bisnonno emigrò verso il Rio Grande do Sul alla fine dell’Ottocento. Il legame con le radici non è rimasto solo sulla carta: Xuxa ha ottenuto la doppia cittadinanza italiana ed è stata accolta ufficialmente dal sindaco di Imer, il paese dove il cognome Meneghel è ancora oggi tra i più diffusi.
Bruno Gagliasso — Un cognome piemontese a Rio de Janeiro
Uno degli attori più amati della TV brasiliana, protagonista di oltre venti telenovelas premiate, porta un cognome che viene dritto dal Piemonte. “Gagliasso” deriva dal termine piemontese “gajass” ed è diffuso nella zona tra Torino, Asti e Cuneo. Bruno lo ha ereditato dalla madre Lucia, celebre chef a Rio de Janeiro che ha imparato a cucinare seguendo le tradizioni della famiglia italiana. Il destino ha voluto che nel 2010 Bruno interpretasse Berillo Rondelli, un personaggio italiano, nella telenovela Passione — un cerchio che si chiude tra finzione e origini reali.
José Altafini — L’oriundo per eccellenza
Se c’è un nome che incarna il ponte calcistico tra Brasile e Italia, è quello di José Altafini. Nato a Piracicaba nel 1938 da genitori italiani — padre originario di Giacciano con Baruchella, nel Rodigino, e madre da Caldonazzo, in Trentino — vinse il Mondiale del 1958 con la maglia verdeoro del Brasile, per poi trasferirsi in Italia e diventare una leggenda del Milan, del Napoli e della Juventus. Con la maglia azzurra della Nazionale italiana disputò il Mondiale del 1962. Bomber implacabile, detenne per decenni il record di gol in una singola edizione della Coppa dei Campioni. Un uomo, due Nazionali, tre cognomi nel cuore (il suo, quello del padre e quello della madre): tutti italiani.
Jorginho — Da Vicenza al tetto d’Europa
La storia più recente e forse più emozionante. Jorge Luiz Frello Filho nasce a Imbituba, nello stato di Santa Catarina, nel 1991. Il suo trisavolo Giacomo Frello era partito da Santa Caterina di Lusiana Conco, un paesino collinare in provincia di Vicenza, per cercare fortuna in Brasile. Generazioni dopo, quel filo mai spezzato ha permesso a Jorginho di ottenere la cittadinanza italiana per discendenza e trasferirsi in Italia a soli 15 anni. Il resto è storia: Verona, Napoli, Chelsea, Arsenal — e soprattutto la maglia azzurra con cui ha vinto l’Europeo nel 2021, da protagonista assoluto. Il pronipote di un emigrante vicentino che alza la coppa d’Europa con l’Italia: se non è il racconto perfetto delle radici italiane nel mondo, poco ci manca.
L’Italia non finisce ai suoi confini. Vive nei cognomi, nelle storie e nei trionfi di milioni di discendenti sparsi per il mondo — e il Brasile, con i suoi 30 milioni di oriundi, ne è la prova più straordinaria.





