Nel giorno del suo 75° compleanno, Carlo Verdone è diventato simbolicamente sindaco di Roma per un giorno. Fascia tricolore in Campidoglio, visite nelle periferie, incontri con bambini, anziani e famiglie: una giornata speciale con cui la Capitale ha celebrato uno dei suoi registi e attori più amati.
L’ingresso in Campidoglio sembra l’inizio di una scena di film: la banda della Polizia locale suona la colonna sonora di “Un sacco bello” di Ennio Morricone mentre Carlo Verdone, con la fascia tricolore, sale i gradini del palazzo. L’emozione è forte, lui stesso ammette di aver versato “qualche lacrima” e ricorda quanto deve ai suoi genitori per avergli fatto capire Roma, “con la sua poesia e le sue magagne”.
La giornata da sindaco di Roma per un giorno non è solo simbolica. In giunta vengono approvate due memorie: l’apertura a Tor Bella Monaca di un punto di odontoiatria e psicologia sociale e nuove misure a sostegno delle librerie romane. È un modo per legare il compleanno di Verdone ai quartieri popolari e alla cultura, temi centrali anche nel suo cinema.
Poi parte il tour nelle periferie di Roma. A Villa Gordiani lo accoglie un bagno di folla: inaugura un’area giochi, pianta un albero, si ferma per selfie e battute con i cittadini. “Anche io giocavo ai giardinetti, ma erano aree molto più sconnesse. Tutto quello che si può fare per i bambini e i giovani è sacro”, racconta, definendo Roma “una grande madre che abbraccia tutti”.
Il pranzo si sposta in un centro anziani alla Storta, estrema periferia nord della città: in tavola piatti della tradizione romana e una torta di compleanno. Verdone, notoriamente astemio, confessa di aver fatto una piccola eccezione per brindare. Nel pomeriggio visita Tragliatella, tra cantieri, cittadini e battute rivolte al sindaco Roberto Gualtieri: “Se poi non fa bene i lavori… mi votate a me e risolviamo”, scherza, mescolando realtà e personaggi.
Prima di tornare in Campidoglio, Carlo Verdone passa anche dal Teatro Valle, storico spazio culturale romano che riaprirà nel 2026. In Aula Giulio Cesare, davanti alla famiglia, a Christian De Sica e all’ex sindaco Francesco Rutelli, l’attore riflette sulla città che ha raccontato per una vita: “La Roma degli anni ’80 non esiste più. Ma il mondo va avanti. Bisogna costruire il futuro”. Ricorda anche il suo primo film, nato grazie alla fiducia di Sergio Leone, come una dichiarazione d’amore verso Roma.
Il sindaco Gualtieri ringrazia Verdone per aver dedicato la giornata “alle comunità che hanno più bisogno” e svela alcune proposte arrivate proprio dal regista: un mercatino di libri e antiquariato nella riqualificazione di via Veneto, all’ingresso di Villa Borghese, e il recupero di una sala cinematografica chiusa. Idee che uniscono ancora una volta Roma, il cinema e la cultura.
Alla fine di questo giorno da sindaco di Roma per un giorno, la fascia tricolore torna al primo cittadino, che consegna a Carlo Verdone la Lupa capitolina. L’abbraccio tra i due è lungo e sincero. “È stato il regalo più bello che potessi ricevere”, commenta l’attore. Sul libro d’oro del Campidoglio lascia una dedica alla “tanta umanità e tanta poesia” incontrate nelle periferie. Un compleanno speciale, che trasforma Roma in un set reale e affettuoso intorno al suo regista più romano.





