Sono oltre 225 mila gli aspiranti insegnanti che hanno presentato domanda per il nuovo concorso docenti legato al PNRR, il terzo previsto nell’ambito del piano di reclutamento straordinario finanziato con fondi europei: il PNRR 3.
Secondo i dati diffusi da Orizzonte Scuola, le richieste si suddividono in 180 mila per la scuola secondaria e 45 mila per infanzia e primaria, a fronte di 58.135 posti complessivi messi a bando dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Un rapido calcolo mostra che solo un candidato su quattro riuscirà a ottenere la tanto attesa immissione in ruolo, ma é comunque un numero migliore rispetto al PNRR1 quando furono oltre 400.000 gli iscritti.
Infanzia e primaria: più posti, più possibilità
Per la scuola dell’infanzia e primaria i posti disponibili sono 27.376. Con 45 mila domande presentate, la probabilità di successo si aggira attorno al 60%: un’alta percentuale che fa di questo comparto quello con le migliori chance di assunzione.Diversa la situazione nella scuola secondaria, dove i posti sono 30.759 a fronte di 180 mila candidati: qui il tasso di successo scende al 17%, ovvero meno di un docente su sei.
Un concorso imponente ma meno affollato dei precedenti, dunque. Il concorso PNRR 3 chiude idealmente il ciclo avviato con le due precedenti tornate di selezione (PNRR 1 e 2), ma con un dato significativo: le candidature complessive risultano inferiori rispetto al passato. Gli esperti del settore interpretano questo calo come il segnale di un mercato ormai saturo e di una crescente difficoltà per i precari storici nel tenere il passo con i nuovi requisiti formativi e le procedure digitali introdotte.
Il nodo della secondaria: troppi candidati
È nella secondaria che la competizione si fa più dura. Le classi di concorso più richieste — lettere, matematica, sostegno — continuano ad attrarre migliaia di aspiranti, spesso già impegnati in graduatorie o supplenze annuali. Per molti si tratta di un’ultima occasione per la stabilità dopo anni di precariato. Tuttavia, la sproporzione tra domande e posti mette in luce una criticità strutturale del sistema: la formazione di una platea di aspiranti docenti sempre più ampia e disomogenea, che fatica a trovare collocazione stabile.





