Dal Salento all’Emilia Romagna, dalla Toscana alla Sicilia: il coro è unanime. Il turismo in Italia è in calo e occorre fare una riflessione importante.
Turismo: i dati del calo
Il quadro delineato dai dati ISTAT sul turismo italiano nei primi mesi del 2025 solleva preoccupazioni significative per il settore. La flessione, che appare legata soprattutto alla diminuzione dei turisti italiani, è un campanello d’allarme per un comparto che rappresenta una parte rilevante dell’economia nazionale, in particolare per le località balneari, già oggi definite “semi deserte” rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Una crisi di domanda interna
Il dato più rilevante è proprio quello legato alla contrazione dei flussi turistici interni: rispetto al primo trimestre 2024, si registra un calo del 2,2% negli arrivi e dell’1,4% nelle presenze dei residenti. A gennaio si era ancora in lieve crescita, ma già da febbraio la tendenza ha iniziato a invertirsi con decisione. Marzo ha segnato il picco negativo (-3,8% arrivi, -1,5% presenze), e i mesi successivi sembrano proseguire lungo questo trend, anche se mancano ancora dati ufficiali aggiornati.
Tra le possibili spiegazioni: l’inflazione, l’aumento del costo della vita e l’insicurezza che economica possono aver spinto molte famiglie italiane a rinunciare o a ridurre le spese per le vacanze.
Ad aggiungersi alle problematiche, aumenta la concorrenza di mete estere: con la riapertura completa dei confini e offerte più competitive da parte di destinazioni straniere, molti italiani potrebbero aver scelto l’estero. Questo calo non rappresenta solo una battuta d’arresto passeggera, ma potrebbe indicare un cambiamento strutturale nelle abitudini dei viaggiatori italiani. Occorre fare qualcosa per far riprendere il turismo italiano al più presto. Servono strategie nuove e mirate per rilanciare l’interesse dei turisti italiani e per sostenere il settore prima che il calo diventi cronico.





