Vittorio Bodini nacque a Bari nel 1914 ed è noto per le sue traduzioni dallo spagnolo all’italiano di un grande repertorio di scrittori. Tra le sue maggiori opere ci sono Dopo la luna del 1956 e La luna dei Borboni, opera finalista al Premio Viareggio. Vittorio Bodini nacque da una famiglia di origini e tradizioni leccesi e il poeta frequentò le scuole a Lecce fino alla maturità classica. Oggi parleremo, nel nostro Novembre dei poeti, un po’ di lui e dei suoi versi che tanto hanno lasciato al panorama letterario italiano.
Vittorio Bodini: tra i più grandi interpreti della letteratura spagnola
Oltre a essere un interprete, Bodini è un poeta: pubblica prose su “La Voce del Salento”, un settimanale diretto da Pietro Marti, suo nonno materno. Inoltre pubblica prose e poesie su “Vecchio e Nuovo”, un settimanale la cui direzione è di Ernesto Alvino. La formazione di Bodini è prettamente umanistica e filosofica, che riprenderà nel 1937 a Firenze laureandosi in filosofia. Sarà proprio questo luogo ad avvicinarlo all’ambiente letterario delle Giubbe Rosse. Successivamente rientrerà a Lecce e scriverà su un altro settimanale dal nome “Vedetta Mediterranea”. Inizierà poi la sua impronta politica dapprima nel Partito d’Azione e poi nel Partito Democratico del Lavoro, nel biennio 1942 – 1944.

Nel 1944 tornerà a Roma, città nella quale era inizialmente iscritto alla Facoltà di Lettere e Filosofia, e lavorerà nell’ufficio stampa di Meuccio Ruini. Grazie a una borsa di studio del Ministero degli Esteri spagnolo si trasferirà a Madrid per svolgere attività di ricerca. Sarà lì che si appassionerà alla Spagna fino a diventare uno dei maggiori interpreti e traduttori. Nel 1949 farà ritorno a Lecce, la sua terra, enfatizzandola con un rilevante impegno letterario. Nel 1960 tornerà di nuovo a Roma con un’intensa attività di traduzione e pubblicazione letteraria e qui si spegnerà a soli cinquantasei anni, ma i suoi resti si trovano al cimitero monumentale di Lecce.
“Tu non conosci il Sud”: i versi struggenti di un poeta da ricordare
Parlando di Sud, Vittorio Bodini si riferiva prettamente al Salento, la sua terra tanto bella quanto aspra. Bodini infatti avrà un rapporto d’amore e odio per la “più provinciale delle città di provincia”, mal sopportando l’immobilismo della vita che la caratterizzava. Poi il suo stato d’animo e il suo stesso approccio cambieranno e rientrato a Lecce inizierà ad esplorare e a ricercare con spirito rinnovato. “Tu non conosci il Sud, le case di calce da cui uscivamo al sole come numeri dalla faccia d’un dado”.

E poi ancora: “Amore, cosa chiamo con questo nome io non sono più certo di sapere. Se ricerco nel fondo ove s’immerse il tuo quieto naufragio, fra i denti degli squali, di quelle sabbie gelosi, presto riemerge il mio pensiero nudo”. Sono alcuni tra i meravigliosi versi del poeta. Da Foglie di tabacco (1945-1947) traiamo: “Quando tornai al mio paese nel Sud, dove ogni cosa, ogni attimo del passato somiglia a quei terribili polsi dei morti”. […] “Compresi allora perché ti dovevo perdere: qui s’era fatto il mio volto, lontano da te, e il tuo, in altri paesi a cui non posso pensare. Quando tornai al mio paese nel Sud io mi sentivo morire”.





