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Ibis sacro: un alieno nel Delta del Po, curiosità ed immagini

Specie aliene, delta del po, ibis sacro, specie invasiva
Ibis Sacro
Ibis sacro mentre preda un gambero killer, alieno mangia alieno.

Ibis sacro, un alieno nel Delta del Po, estinto nella sua terra. In un nostro precedente articolo abbiamo parlato di Ibis eremita un uccello europeo a grosso rischio di estinzione a cui è dedicato un particolare progetto di reintroduzione. Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni di avvistamento di questa specie, in realtà si tratta di avvistamenti di un’altra specie oramai ben presente: l’Ibis Sacro, una minaccia per la biodiversità del Delta del Po

Unnamed
Ibis eremita a sinistra, Ibis sacro a destra.

L’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) appartiene all’ordine dei Pelecaniformes, famiglia Threskiornithidae e al genere Threskiornis. Questa particolare specie è inconfondibile per il colore bianco di corpo e  ali, in netto contrasto con il nero del becco, delle zampe, degli apici delle remiganti, della testa e del collo, con alcune penne nere presenti sul groppone.

Ibis 3
Ibis sacro in atterraggio nell’ Aeroporto Delta

Ibis sacro, un alieno nel Delta del Po

Un tempo, l’Ibis sacro era molto diffuso in Egitto, dove era addirittura venerato ma, nel secolo scorso, si è estinto. Oggi è ampiamente distribuito in Africa sub sahariana ed è presente in Iraq sud orientale. «In Italia – si legge in una nota di Legambiente – e nel resto d’Europa (Francia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Grecia), tuttavia, questo uccello di palude, è considerato una specie aliena invasiva, a causa degli impatti su altre specie di uccelli. Per questo motivo, è stato inserito nella lista delle specie invasive di rilevanza unionale.

Dio Thot
Immagini sacre

Il Dio Toth

In passato l’ibis sacro viveva in Egitto, dov’era venerato come una divinità, considerato la rappresentazione terrena del dio Thot.  Amato e venerato nella città di Khmonou nel Medio Egitto. Thot era il dio della scrittura, della magia, della sapienza, della matematica e geometria, inventore dei geroglifici. E’ il patrono degli scribi, a lui si deve appunto l’invenzione della scrittura. Secondo la teoria ermopolitana, il Dio Thot aveva reso effettiva la creazione del mondo grazie alla parola.

Incisione
Un geroglifico di Ibis sacro

Nell’Antico Egitto, la divinità Thot era rappresentata sotto forma di ibis sacro, uccello che volava sulle rive del Nilo. Gli ibis erano allevati per poi essere sacrificati, mummificati e messi in anfore per i fedeli che invocavano una grazia a Toth. Nella necropoli di Tuna el-Gebel,  sono stati ritrovati circa 4 milioni di ibis imbalsamati in modi molto diversi. Solo un essere umano era seppellito tra gli ibis: il gran sacerdote Anknhos, fedele officiante di Thot.

Dio Toth
Il gran sacerdote Anknhos, fedele officiante di Thot.

Scriveva Eliano (II-III sec. d.C.) nel suo Della natura degli animali: “L’ibis è per natura un uccello molto aggressivo, oltremodo vorace, che mangia schifosissimi cibi se è vero, come dicono, che si nutre di serpenti e di scorpioni. Questo uccello ficca il becco dappertutto, non bada al sudiciume ma vi si aggira sopra, andando in cerca persino là di qualcosa da mangiare. Si dissetava, invece, con acqua purissima, tanto che è riportata l’usanza dei sacerdoti egizi che si purificavano solo con l’acqua in cui si fosse dissetato un ibis sacro”.

Ibis Uno
Ibis sacri in una concimaia mentre si alimentano

L’Ibis sacro è un ospite sgradito nel Delta del Po

 Un grido di allarme. “Sono predatori onnivori; si nutrono di anfibi, crostacei, piccoli roditori e uova di uccelli”. Parco del Po, la denuncia di Legambiente. “L’ibis sacro è una specie dannosa” «L’Ibis sacro è un ospite sgradito nel Delta del Po. La fauna autoctona è minacciata dal predatore onnivoro». Sono un bel problema anche per tante altre specie, questi uccelli cacciano in formazione, a falange, avanzano compatti fianco a fianco e mangiano tutto quello che trovano sul loro cammino compresi i pulcini, tutto. Piccoli animali di ogni sorta, coleotteri, gamberi, lumache, rane, lucertole, toporagni e topi campagnoli, anche carogne e pure vegetali. Sondano il terreno con il becco, in superficie e a varie profondità, tramite una particolare innervazione del becco flessibile e arrotondato. La loro fonte di alimentazione preferita si trova nelle zone umide”

Ibis Quattro
Ibis sacri

Lo strano caso dell’ibis sacro

Ma com’ è possibile che spesso nelle risaie del Nord Italia e nel Delta del Po vengano osservati diversi individui di questo particolare uccello?

La risposta non è immediata, gli ornitologi infatti si chiedono da tempo se si possa trattare di alcuni individui arrivati in modo naturale alle nostre latitudini. Questa ipotesi è però immediatamente smentita dal fatto che le popolazioni più settentrionali (Egitto) ormai siano estinte.

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Areale Africano dell’Ibis Eremita

Di conseguenza il loro insediamento nel nostro paese non è di origine naturale ma dovuta all’uomo.

“Secondo alcuni studiosi i “nostri” ibis potrebbero essere di origine francese. Tra gli anni 80 e 90 del secolo scorso diversi individui in Francia fuggirono da parchi zoologici e da giardini privati, adattandosi all’ambiente”. Successivamente si sono riprodotti con successo, dando vita a popolazioni stabili. Alcuni individui facenti parte di queste popolazioni sarebbero poi arrivati fino in Italia. Altri studiosi invece ritengono che possano essere scappati direttamente da zoo o da allevatori privati italiani. In ogni caso si tratta di animali sfuggiti dalla cattività e adattatisi all’ambiente naturale, come spesso succede con le specie esotiche.

Ibis sacro, un alieno nel Delta del Po.

Cosa dice l’Italia tramite l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). «In Italia è entrato da poco in vigore il Decreto Legislativo 230, che adegua il nostro sistema al regolamento europeo 1143 sulle specie invasive, e descrive nel dettaglio ruoli e responsabilità». «Ispra ha un ruolo chiave nell’applicazione delle nuove prescrizioni e stiamo lavorando con il massimo impegno per dare supporto a tutti gli enti coinvolti. Non si può non affrontare il problema: come sanno bene regioni e parchi, le specie invasive causano anche gravi problemi alla salute e alle attività economiche dell’uomo“. Uno studio realizzato anche da ricercatori dell’Ispra ha infatti stimato un costo, per l’Europa, superiore ai 12 miliardi di euro l’anno».

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