
La città di Catania è sicuramente una delle perle della Sicilia nonché del mar Mediterraneo, connubio di luoghi e coste tra le più affascinante del mondo.
Al centro di un territorio tra i più suggestivi, se a valle è accarezzata da un mare meraviglioso, a monte è protetta dalle migliori delle madri, l’imponente vulcano Etna.
Nel corso dei suoi 27 secoli di vita, si narra sia stata distrutta e poi ricostruita 9 volte, accrescendo a dismisura leggende e miti popolari.
Proprio per l’incredibile storia che avvolge la città di Catania, in questo articolo vi racconteremo di 5 leggende che l’hanno resa famosa:
Il terribile Cavallo Senza Testa e l’Arco di San Benedetto

Come spesso può accadere alcune delle storie più bizzarre nascono nei centri città e la prima da cui vogliamo partire ha questa caratteristica.
Questa leggenda si origina da una delle vie più famose di Catania, Via crociferi, ovvero uno dei percorsi più affascinanti della storia dell’arte barocca.
Proprio a metà della tipica via catenese abbiamo lo storico arco di San Benedetto attorno al quale dal settecento in poi si è alimentata una delle leggende più note.
Si racconta che qualche anno dopo la sua costruzione (innalzato in una sola notte, nel 1704) e per molti anni fino ai giorni nostri, si nascondesse un terribile “Cavallo Senza Testa” mangia uomini e messaggero del demonio.
In verità, come spesso accade per storie di questo tipo, la storia è inventata e alimentata nel tempo dagli stessi abitanti della zona.
I quali vollero per interessi personali diffondere questa storia e allontanare qualsiasi intruso “poco o per nulla gradito”.
Sembra infatti che questi si incontrassero in tarda notte e con l’aiuto delle tenebre portassero assolutamente indisturbati i loro “affari”.
L’intelligente stratagemma funzionò talmente bene che nel corso del tempo, anche quando non serviva allo scopo, teneva debitamente alla larga qualsiasi abitante non fosse della zona, dall’alba fino al tramonto.
Gli anni passavano ma l’aura della storia non vedeva la sua fine costruendo attorno all’arco di San Benedetto, una prova di coraggio tra le più pericolose della città.
Ancor oggi si possono ammirare le testimonianze di quelle azioni. Nel corso dei secoli molti giovani si arrampicavano lungo l’arco e allo scoccare della Mezzanotte si avventuravano nell’infestata via, unicamente per sfidare il mostruoso Cavallo.
Armati di martello e scala, piantavano un chiodo e dimostrare così un coraggio che molti non avrebbero mai avuto.
La travolgente storia del mago Eliodoro

Attorno al famigerato Eliodoro ( ? – 778 d.c) antico nobile siciliano fu costruita una delle leggende più belle di tutta la storia catanese
Figlio di un’importante famiglia locale, inizialmente si dedicò a tal punto alla religione cattolica da essere selezionato per diventare vescovo della città. A quel tempo Catania era sotto l’amministrazione dell’Impero Romano D’Oriente e di particolare sotto il sovrano Leone III l’Isaurico.
Mancato quest’importante obiettivo di vita si racconta come si sia totalmente orientato verso la magia oscura, dopo aver incontrato uno stregone di origine ebraica.
Si narra che egli recandosi sulla cima di una collina, abbia invocato il demonio con il giuramento di diventare suo seguace se avesse rifiutato per sempre il cristianesimo.
La storia della città di Catania e il mito del famoso Eliodoro si uniscono nella costruzione del misterioso ed iconico obelisco dell’elefante di pietra o meglio conosciuto come u Liotru, collocato al centro di Piazza Duomo.
Leggenda narra che sia stato lui stesso a scolpirlo, forgiandolo da un mastodontico blocco di pietra lavica, per poi cavalcarlo e compiere ogni sua maledizione o incantesimo, torturando ogni suo abitante e ingannare qualsiasi povero mercante.
Infatti tradizione vuole che Eliodoro una volta animato il suo imponente animale di pietra, girasse per la città rendendo impossibile la vita ad ogni residente.
Ma i capricci, dispetti e tortura di ogni genere non potevano andare avanti per molto e un giorno i catanesi decisero finalmente che era arrivato il momento di reagire con forza e fermezza.
Tant’è che al “povero” Eliodoro non restò altro che rifugiarsi all’interno dell’elefante stesso, nel quale si pensa sia ancor oggi nascosto ed intrappolato.
Quando l’amore vince su tutto

Nel corso della sua storia l’Etna ha contribuito non solo a forgiare il territorio circostante ma anche a plasmare antiche leggende che nel tempo hanno fatto parte della storia della città di Catania.
Come quella dei due fratelli rinominati “pii” il cui amore per i propri genitori fu più grande di qualsiasi fatica e colata di lava!
Leggenda narra che in un normale giorno di lavoro, la famiglia dei due fratelli fu colpita da una forte eruzione, tanto da raggiungere in poco tempo le loro case.
A ciò come se non bastasse, si aggiunse un problema, i genitori dei due baldi fanciulli erano paralitici e non sarebbero sopravvissuti alla fuga.
Allora i due fratelli carichi d’amore per i propri genitori, fin dalle intenzioni sconfissero ogni sforzo e l’apparente irrefrenabile avanzare della colata.
Ovviamente il peso dei due genitori rallentò la fuga verso la salvezza e quando tutto sembrava ormai perso, miracolosamente la lava si divise in tue tronconi, risparmiando le loro vite.
Ancor oggi in Piazza Università si può ammirare una scultura in bronzo che rappresenta proprio i due fratelli tanto coraggiosi
La meravigliosa Gammazita

Nel 1282 il popolo siciliano decise che era giunta la parola fine alla dominazione angioina. Così hanno dato vita ai cosiddetti “Vespri Siciliani“, durante i quali gli invasori francesi furono cacciati.
Proprio in questo sanguinoso e turbolento contesto di ribellione nacque la triste storia della bellissima fanciulla nota come Gammazita.
Leggenda vuole che fosse una bellissima ragazza,oggetto di particolari attenzioni di un soldato francese, non esattamente abituato ad una corte gentile e rispettosa.
Gammazita già fidanzata ovviamente ignorava queste avances senza scrupoli, ma il soldato non ne voleva proprio sapere.
Col passare del tempo però, le insistenze del soldato si facevano sempre più pressanti e la giovane catanese non sapeva cosa fare.
Lei voleva solo prendere l’acqua presso un pozzo vicino alle mura cittadine.
Purtroppo il giorno delle sue nozze, il soldato decise di fare il passo più grave, aggredire la giovane e insistere in altro. Vedendosi preclusa ogni possibile via di fuga, Gammazita decise di buttarsi nel pozzo piuttosto che cedere al violento soldato, trovando così la morte.
Anche in questo caso recandoci presso Piazza Università, la base di uno dei la quattro lampioni ritroviamo la nostra povera Gammazita.
La vita nascosta del fiume sotterraneo

Fino a pochi secoli fa in superficie scorreva il fiume Amenano, nome tratto dalla divinità greca per metà uomo e metà toro.
Attraverso l’intero centro storico, il fiume alimentava il piccolo Lago di Nicito, da cui prende il nome anche l’omonima via.
Purtroppo la terribile colata del 1669, distrusse la parte meridionale di Catania e “costrinse” il fiume ad una vita sottoterra.
Oggi riaffiora sotto in piccoli punti della città
Uno dei quali si trova ai lato di Piazza Duomo, dove una statua ottocentesca porta proprio il suo nome. Un altro punto lo ritroviamo all’interno del piccolo Giardino Pacini, oltrepassando la Porta Uzeda in direzione Piazza Alcalà.
Tuttavia il luogo più originale dove ammirare un altro resto dell’antico fiume e dirigersi verso l’Ostello della Gioventù di Catania. Non fuori ma proprio all’interno del locale.





