Camilla Di Pace, la ragazza di origini pontine, di Latina per la precisione, che vive a Bologna per lavoro, di recente si è scontrata con l’impossibilità di tenere un cane guida dov’è in affittato. A settembre pare che dovrà lasciare l’appartamento in cui vive, poiché a quanto pare il contratto non le sarà rinnovato.
Camilla Di Pace
Già, però c’è un dettaglio, che è grande e lungo da percorrere come i meravigliosi porticati bolognesi. Un cane guida è più di un compagno di giochi. Camilla, laureata al Dams e operatrice nel settore della comunicazione, come tanti che convivono con la disabilità, desidera essere autonoma, indipendente e vivere tranquillamente, lavorando e magari uscire per passeggiare.

Una città come Bologna, la “grassa”, che evoca grandi opere architettoniche, affreschi pregevoli e una comunità accogliente e accarezzata dalla musica di grandi autori come Lucio Dalla, dovrebbe essere un po’ per tutti. Una città universitaria offre spesso stanze e appartamenti, ma non sempre a prezzi competitivi. Eppure Camilla in una stanza al costo a mio avviso non proprio economico di 550 euro bollette incluse, ci stava bene. E’ notizia degli ultimi tempi, lo schizzare in alto dei prezzi degli affitti e delle case in vendita nel nord Italia.
Bologna la grassa
A Milano si può arrivare anche 3000 euro d’affitto e senza aver preso un villone! Il mercato si sa, non lo gestisce una sola persona, bensì degli intrecci di domanda, offerta che è difficile gestire. Le limitazioni che si possono incontrare non sono poche per affittare un posto letto e a quanto pare, spesso i cani incontrano un divieto assoluto.

Diciamo che nessuno vuole problemi con i vicini che si lamentano per l’abbaiare e via discorrendo. Eppure un cane guida è indispensabile. Come dice la sua denominazione, “guida il padrone”, lo aiuta, lo difende, facendogli attraversare la strada. Insomma non bastano le barriere architettoniche. A quanto pare le barriere sono spesso emotive, sociali e si restringe il campo vitale di chi chiede solo autonomia. Non si prende un cane guida perché è simpatico, va a prendere la pallina e ci fa compagnia.
Cani guida
Si tratta di cani addestrati che sono un po’ come dei “soldatini”, che svolgono una funzione sociale. Poi sembra che a Bologna il diniego ricevuto da Camilla non sia stato un caso isolato, ma che tanti non ne vogliano sapere di cani in casa, eppure questo sarebbe un caso “speciale”. Quindi Camilla Di Pace, 31 anni che a suo tempo ha lasciato Latina per trasferirsi a Bologna per frequentare l’Università, probabilmente all’inizio era molto entusiasta.

Significava fare un grande cambiamento e magari c’era la voglia di conquistarsi un pezzetto di libertà, anche con l’aiuto del cane e dire a se stessa: “posso farcela da sola”! Purtroppo ci sono altre storie di sensazione di respingimento per la disabilità e la “Grassa” dovrebbe guardarsi un po’ intorno e capire come è oggi il proprio tessuto sociale. L’opzione di andare via da Bologna, a quanto pare sembra che Camilla la stia ponderando.
Disabilità e barriere architettoniche e Camilla Di Pace
A breve farà anche l’esame con la Scuola Triveneta dei cani guida, quindi la sua cagnolina in ogni caso resterà con lei. Sembra anche che l’opzione di andare a vivere a Padova sia in ballo. A volte cambiare aria non può che far bene. Camilla vorrebbe provare un percorso da assistente sociale, per lavorare con le Ong. E’ interessante che nonostante il sentirsi un po’ respinta, Camilla Pace, desideri ancora lavorare per rendersi utile e aiutare chi è meno fortunato. Non è stato ancora ascritto il finale di questa storia, tuttavia è innegabile che per chi è disabile, in Italia la strada sia ancora molto in salita. E’ chiaro che abbiamo il diritto d’affittare la nostra casa a chi vogliamo, ma se quel qualcuno è disabile, si tratta di una “persona”. Essere empatici e andare incontro al prossimo, non chiudersi, può aprire molte porte, anche quelle del cuore. Auguri Camilla!





