Barbara Cupini ciociara, un esempio di rinascita e resilienza. Nata agli inizi degli anni settanta, la vita le ha fatto subito lo sgambetto.

Un malore, il ricovero in ospedale, una diagnosi sbagliata e un danno permanente che però non ha piegato lo spirito di Barby; dura e trasparente come cristallo di rocca.
Barbara Cupini
Supportata da una famiglia unita, “Barby” pur non potendo camminare agilmente, ha iniziato letteralmente a nuotare tra emozioni e cocciutaggine. Poi arriva il viaggio a New York durato cinque mesi. Finalmente l’operazione all’University Medical Center dal prof. Nicholas T-Zimas, e Barby per un lunghissimo istante torna in piedi e fa dei nuovi “piccoli passi”.

Poi il ritorno in Italia, dove però l’ortopedia non poteva supportare le esigenze della “sirena”. Il viaggio nella “grande mela” è archiviato come un momento magico. Barbara cresce, e capisce che deve sbattere forte la sua pinna se vuole muoversi. Continua a studiare, fa la sua ginnastica specifica, calamitando attorno a sé tanti amici. “La sirena” diventa sempre più una girandola di energia positiva e sbattendo la pinna, crea cerchi concentrici che si allargano all’infinito.
Barbara Cupini da Frosinone a Monte San Giovanni Campano
La bambina bella e sorridente, chiamata spesso “bambolina” a cui la mamma si divertiva a fare ogni giorno una pettinatura diversa; torna a tuffarsi verso qualcosa lì davanti che l’attraeva calamitandola, era la vita! Nel 1982 vince il premio per la “bambina più buona”, intitolato a suor Teresa Spinelli! Forse quello è stato un altro momento di svolta, in cui la sirena capace di catalizzare emozioni positive e sensazioni d’amore e amicizia, doveva solo incanalare la sua energia propulsiva.

Poi la crisi, un momento di stop con la scuola, ma la ripresa è da sprinter. Barby riprende gli studi e da lì spicca letteralmente il volo, con ali di farfalla spuntate per volontà. Con un rullino di marcia incredibile, macina libri e anni scolastici con una corsa a ostacoli vittoriosa. Si diploma, frequenta un corso d’inglese e tedesco e poi s’iscrive alla facoltà di teologia.
La sirena ciociara che imparò a volare
La laurea arriva con lode e non ci sono più dubbi sul fatto che la sirena; pur senza gambe salde, sbattendo forte la sua pinna, arriva a spiccare il volo con ali di farfalla monarca. In precedenza Barbara aveva avuto anche una crisi spirituale, tuttavia non solo la supera, ma diventa un’ottima catechista.

La fede è in lei qualcosa di grande, ma non esibita, bensì vissuta appieno. Prorompente, ancora una volta è catalizzatrice di positività. I bambini l’adorano, l’abbracciano, respirando dolcezza, pazienza, e fermezza. Fucina d’amore, generatrice di resilienza, Barbara si reinventa. La sirena decide di diventare operatrice di caal center e poi si lascia attrarre da altre esperienze di cui è vorace. La vita però fa un altro sgambetto a Barby, colpendola. Un altro ostacolo, ma Barby l’ha affrontato con il coraggio di sempre.
Resilienza e barriere architettoniche
La sirena però non poteva superare l’ostacolo nuotando, e allora ha sbattuto forte le ali. Decide di seguire un corso di taglio e cucito, cambiando ancora. Con ago stoffa, e macchina da cucire, sforna almeno quattro o cinque capi niente male! Il sogno nel cassetto è quello di fare anche un viaggio nel Sud Dakota nelle riserve dei nativi americani, e non c’è da stupirsi.

Sbatte la pinna e nuota, sbatte le ali e vola, ma non sarebbe male abbattere qualche barriera architettonica concreta. Barbara in estate va nella casa dei nonni materni nel centro storico di Monte San Giovanni Campano. Scale e dislivelli bloccano le sue uscite sociali, perché le sirene sulla terra ferma usano le ruote! Non sarebbe male, regalarle una rampa. Dopotutto Barby diffonde tanta positività; regaliamole due braccia forti per restituirla alla sua vita sociale! Resilienza è sapere di potercela fare, ma insieme è meglio.





