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Harraga2, un ponte sul futuro per 150 giovani migranti

Harraga2″è il secondo passo di un progetto sociale dedicato all’integrazione dei giovani migranti. Harraga significa bruciare. Sono ragazzi e ragazze che si portano dentro il fuoco necessario a superare le diverse frontiere che si trovano davanti. Una spinta vitale “per costruire il proprio futuro. O anche solo per esplorare il mondo”, spiega Giulia Di Carlo, coordinatrice di Harraga2 per CIAI (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia).

Parte la formazione dei facilitatori da pari a pari

Ieri l’iniziativa ha preso il via con la formazione dei facilitatori peer to peer, da pari a pari. Un aspetto fondamentale del programma di inclusione dei giovani migranti, spesso soli e in situazioni di vulnerabilità. Un modo inclusivo per accompagnarli verso la maggiore età. “Un ambito importante del progetto, che ci portiamo dietro dalla precedente esperienza – aggiunge Di Carlo-. Così si mettono alla pari delle persone che fungono da ponte tra diverse culture. Figure che funzionano non soltanto all’interno del terzo settore ma anche negli enti pubblici”. Perché, approfondisce la coordinatrice, chi arriva qui si porta dietro “anche traumi e problematiche diverse. Ma hanno anche delle visioni e degli approcci differenti. Oltre a parlare quasi sempre dalle quattro alle cinque lingue. Questo ci offre degli importanti spunti che servono in un’equipe per lavorare meglio. Per noi si tratta alla fine di un mutuo scambio”.

Harraga2
Momento di formazione del progetto Harraga2. Foto ufficio stampa

Il fuoco che si portano dentro servirà a questi giovani anche contro i pregiudizi. Per ribaltare la visione del migrante da problema a opportunità. Il progetto per due anni coinvolgerà 150 ragazzi e ragazze migranti soli giunti a Palermo. Arrivano da Gambia, Senegal, Nigeria e Ghana. Hanno fatto molta strada insieme al proprio bagaglio di paure, violenze, sfiducia, incertezza sul futuro. Oltre ai facilitatori, molti dei quali arrivano direttamente dalla prima esperienza del progetto Harraga, ci sono anche gli orientatori. Mentre i primi curano maggiormente l’aspetto linguistico e culturale, i secondi si concentrano di più sui talenti, i desideri e l’empowerment dei giovani migranti nell’ottica dell’inserimento lavorativo.

Il capitale sociale di Harraga2 per portare avanti percorsi di autonomia

Capofila del progetto è CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, che si avvale della collaborazione di importanti partner come SEND, CESIE, CLEDU e il Comune di Palermo. “Questa rete è per noi il capitale sociale fondamentale per portare avanti percorsi di autonomia di questi ragazzi e ragazze – afferma Di Carlo – sono disposti a tutto per andare verso il futuro. Un futuro che si costruisce attraverso le reti locali e le diverse competenze che si portano dietro. Nel mondo lavoro, dell’accoglienza e della formazione”. Diverse competenze che appartengono non soltanto al partenariato “visibile”. Ma è fatto anche di ”tutte quelle scuole dove si parla del tema della migrazione, l’ufficio del lavoro, i centri per la salute dei minori e delle piccole organizzazioni che ci sostengono. Fanno parte anche loro di questo capitale sociale che costituisce la maglia che sorregge i nostri progetti e questi ragazzi nei loro percorsi a livello territoriale”, precisa la coordinatrice.

Storie di integrazione del “modello Harraga”

Un’iniziativa efficace, tanto da diventare un modello di riferimento. Dopo aver svolto un periodo di stage non sono poche le aziende che hanno firmato dei contratti a questi giovani. Un approccio che si è rivelato proficuo nel progetto precedente. “Ci sono stati ragazzi che hanno fatto tirocini e sono diventati cuochi. Altri si sono messi in proprio, ad esempio come nel caso di “Giocherenda’”. C’è la storia di Isma “facilitatore che faceva parte dei primi laboratori. Fa il musicista, lavora ed è molto inserito a livello locale. Khaoussou invece è diventato concierge di un importante hotel di Palermo”. Sono solo alcuni esempi oltre ai ragazzi che, come si diceva, proseguono anche con Harraga2 come facilitatori e orientatori.

Harraga2
Un momento di confronto. Foto fornite da ufficio stampa

In Harraga2 c’è anche un aspetto innovativo che riguarda l’affido come pratica e modello di accoglienza a livello nazionale. “Creeremo una rete tra le famiglie affidatarie  – conclude-  porteremo avanti una ricerca per valorizzare l’esperienza dell’accoglienza in famiglia e degli incontri per diffonderla. Anche stilando vere e proprie linee guida”.

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