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Nella Vigàta immaginaria di Montalbano dove si palesò il menagramo di Pantani

Scendendo verso Pozzallo, prima di imbarcarsi per Malta, è d’obbligo incamminarsi verso Scicli, Punta Secca e Noto per riassaporare le imprese del Commissario Montalbano e le sventure del Pirata 

Uno come Andrea Camilleri non muore mai.

Rimane vivo per sempre. 

Giusto celebrarne la nascita e il 6 settembre 2025. Il Centenario si avvicina a passi così svelti da spronare le case editrici a lanciare sul mercato mille iniziative per festeggiare l’anniversario dello scrittore siciliano più tradotto al mondo pur dovendo Egli competere con Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Giovanni Verga e quel Luigi Pirandello, Premio Nobel, del quale rimase folgorato sulla via della redenzione alla scrittura quando il compaesano di “Uno, Nessuno e Centomila” bussò alla porta della casa reale a Porto Empedocle

La Repubblica, Il Corriere della Sera, la Rai e via discorrendo fanno a gara per rispolverare il Commissario Montalbano e per blandire il pubblico più ampio con nuove edizioni e/o riedizioni di quella bibliografia che non tramonta mai e che andrà ben al di là della disgraziata data del 17 luglio 2019, giorno della scomparsa a Roma dove viveva ad un passo dall’abitazione cittadina dello showman Rosario Tindaro detto Fiorello.

Abbiamo costruito l’ideale ponte sul Ferragosto all’insegna della letteratura leggendo “La prova” in cui Lollo vuole arrivare illibato al matrimonio con la propria storica fidanzata, se non che il progetto va a sbattere contro una prostituta e tutti i paradigmi cambiano in un batter di ciglia. Delizioso (il libro, s’intende). Pian piano scopriremo tutti gli altri volumetti che sono stati annunciati: “L’uomo è forte”, “I quattro Natali di Tridicino”, “La guerra privata di Samuele”, “La targa” e “La tripla vita di Michele Sparacino”. Gli ultimi due sono in calendario a cavallo della scadenza del Centenario: ci assorbiranno almeno quanto il Gran Premio di Formula Uno di Monza da vivere rigorosamente in lontananza.

Star dietro a Camilleri è impossibile quasi quanto raggiungere il cuore del suo Paese Immaginario _ Vigàta, in Provincia della Fantasia _ che è la trasposizione immaginaria della sua Porto Empedocle. Vigàta non esiste. E’ un incrocio tra Licata, senza essere Licata, e uno di quei paesini dove si dirigevano le corriere dei suoi amici e compagni di scuola che raggiungevano Porto Empedocle di buon mattino e lo lasciavano di pomeriggio per farvi ritorno l’indomani.

Ogni volta che in auto si scende verso Pozzallo per imbarcarsi alla volta di Malta, è d’obbligo fare un salto a Scicli perché lì diventa reale il mondo immaginario di Camilleri. Il paese barocco è il “luogo” per antonomasia che si staglia davanti agli occhi come Commissariato di Vigàta. Lo si può visitare con 4 euro o giù di lì in orari prestabiliti. Meglio prenotare, come consigliato da Visit Scicli. E’ in via Francesco Mormino Penna, che fa angolo con via Nazionale.  In pratica è il Palazzo del Comune. Si salgono nove gradini e si è all’ingresso già benedetto con le attenzioni dell’Unesco. Approdando al centro storico è un fiorire e rifiorire di posti da incorniciare dove gustare una granita, un gelato, un caffè e anche qualcosa di più sostanzioso. Per essere sicuri di non fallire l’imbarco serale al Virtu Ferries, bisogna guadagnare qualche ora sulla tabella di marcia ideale. Con il mare alle spalle, Modica e Ragusa stanno a Nord-Ovest. E Noto più a Est.

Ecco, Noto. Trascuriamo per un attimo Camilleri e il suo Montalbano. E lasciamo in stand-by la partenza del Giro del 2008, dove Villa Bordonaro ci ospitò per una cena di gala indimenticabile per via dei quadri del Settecento Fiammingo appesi nelle camere al primo piano e per un pesce spada lungo da qui a là cucinato alla brace e in grado di soddisfare il palato di decine e decine di invitati. Lo scrittore ci omaggiò di uno scritto, riecheggiante la “Volata di Calò” scritta per incensare il capostipite Calogero dell’allora imperante famiglia Montante che l’aveva ospitato da sfollato a Serradifalco, in provincia di Caltanisetta, e da dove con una bici con i freni a bacchetta era sceso di gran carriera verso Porto Empedocle alla ricerca del padre graziato dalla Liberazione ad opera dei militari Alleati. 

Camilleri Incrociò la colonna militare che veniva in senso contrario. E via discorrendo… Ne nacque la “Volata”, appunto, che l’erede dei Montante, tra un ammortizzatore per camion fabbricato ad Asti e una bicicletta di ferro Italian Style, utilizzò per impreziosite l’edizione speciale di quella bici, che è un po’ la Bianchi del Sud. Disgrazie, intrighi, false lotte alla mafia attraverso – pare – una pseudo Lergaltà, etc., la figura di Antonello si sovrappose a quella di nonno “Calò” che gli aveva lasciato una grande eredità.

Camilleri, le bici, il Giro, la Sicilia di Scicli, Noto e del Barocco. E… un tuffo in un ricordo che non mi lascerà mai. Visitando il Commissariato di Vigàta e sapendo che Modica e Noto sono a pochi passi, se si è un po’ in vantaggio sull’orario dell’imbarco a Pozzallo per La Valletta, si finisce inevitabilmente a Noto a rinfrescare la memoria del Giro 1999. Si era partiti da Agrigento, che con i suoi Templi sovrasta Porto Empedocle _ rieccoci … _, prima a tappa a Modica con volata vincente di Ivan Quaranta il 15 maggio. Partenza della seconda frazione il 16 da Noto per Catania. Quel Giro ereditava i trionfi del 1998 di Marco Pantani in rosa e e poi in giallo per l’accoppiata macchiata dall’Affair Festina al Tour de France. E la Mercatone Uno aveva blindato il Pirata per un’infinità di motivi come, ad esempio, il rischio di controlli particolari per le forniture di sostanze non compatibili con lo sport disputato e con la vita sana. E qui ci fermiamo.

Fatto è che in quella mattina del 16 maggio 1999, una domenica, appena visitata una mostra fotografica in una chiesa sconsacrata di Noto, attraversai il centro storico per recarmi allo stand ospitalità del team Mercatone Uno dove dal giorno precedente veniva offerto un caffè di ottima tostatura nel quadro di pubbliche relazioni volute da Romano Cenni, padre-padrone del brand della grande distribuzione. C’era un certo movimento sopra le righe. E nel recinto si aggirava un tizio che sembrava una macchietta: abito nero, camicia bianca, cravatta nera e bombetta pure nera alla Rino Gaetano. Si era presentato come iettatore di professione e reclamava un’offerta sostanziosa per evitare che concentrasse le proprie attenzioni su Pantani.

A quasi trent’anni di distanza ci vien da pensare che i responsabili finanziari della squadra non abbiano soddisfatto adeguatamente le richieste del menagramo in nero considerato che Pantani si librò in volo sul Gran Sasso, si risollevò dal guaio meccanico di Oropa rimontando 43 avversari scappatigli davanti al manubrio in salita, ma non seppe rintuzzare la disgrazia di Madonna di Campiglio con relativo ritiro dal “suo” secondo Giro, che finì ad Aprica nelle mani del rivale Ivan “Ruba-Gotti” come sarebbe stato successivamente soprannominato il bergamasco.

Scendendo da Catania verso Pozzallo, senza andare all’imbarco di Virtu, si può far partire sulla cartina geografica la linea di Donnalucata, Punta Secca, Santa Croce Camerina, Ragusa, Noto e Ispica, chiudendola a Pozzallo. Dentro vi rimangono Scicli e Modica. E’ una figura geometrica irregolare che mette in sintonia con Camilleri, abilissimo nello storpiare i nomi reali in puntini funzionali alle proprie narrazioni e a stimolare la curiosità di chiunque. Lì si intravvedono il Commissariato – a Scicli, appunto, con la stanza del Questore di Montelusa – nonché la casa “privata” che dà sul mare di Puntasecca. E’ tutta magìa targata Alberto Sironi, il primo regista di Luca Zingaretti divenuto “Montalbano, sono” e poi anche regista di sé medesimo alla scomparsa, nel 2019, venti giorni dopo la dipartita di Camilleri, del cineasta e sceneggiatore di Busto Arsizio (Varese), che un giorno visitò le stanze de La Gazzetta dello Sport in compagnia, se ben ricordiamo, di Sergio Meda.

In quell’angolo di paradiso sempre più spesso si incrociano auto con targa Maltese a tre lettere e tre cifre con guida a destra. Qualcuno di loro potrebbe essere vicino di casa a Sliema o a Sn Giuliano. Di certo c’è un amico di Birkirkara che ha trasformato Il Sud dell’isola e la costa orientale che sfianca Catania, si lascia l’Etna a sinistra e sale sino a Taormina come la fresca mèta di avventure enogastronomiche. Imparerà anche lui ad amare Camilleri e Montalbano. In attesa di trovare il riscontro auspicato, ci tuffiamo nei nuovi racconti, siamo un’occhiata alla collana del Corriere.

E ora godiamoci il Ferragosto.

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