La Missione Artemis porta Ferrero dalla parte di The Dark Side of the Moon e il ricordo di Pietro scomparso in Sudafrica si fa struggente una volta di più. Si aggiungere al malessere provocato dalla debacle della Nazionale di Gattuso, il punto più basso dello sport nazionale che già nel 2011 aveva visto il “Divin Codino” nei panni del restauratore snobbato. “Nema profeta in Patria”… potrebbero far eco a Baggio anche Gentile, Tardelli, Galli e un’infinità di Profeti sottovalutati.
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L’attualità offre sempre spunti per dibattiti interessanti (almeno per noi…). Nel giro di pochi giorni la Bosnia-Erzegovina del calcio ha spazzato via l’Italia per 4 rigori a 1 dopo l’1-1 al termine dei supplementari e son saltati fuori retroscena gustosi intimamente legati a:
- Terza consecutiva mancata partecipazione ai Mondiali e nel 2026 sarebbero stati ben più diffusi dell’Olimpiade Milano Cortina considerati la vastità dell’America coinvolta (Stati Uniti più Canada più Messico);
- Nutella divenuta … spaziale perché ripresa mentre vagava all’interno della Capsula Orion durante la missione di Artemis che ha portato tre uomini (Jeremy Hansen, Victor Glover, Gregory Wiseman) e una donna (Christina Koch) dalla sconosciuta della Luna, “The Dark Side of The Moon”, come gli impareggiabili Pink Floyd titolarono il loro albun più venduto;
- Restituzione del tricolore nazionale al presidente Sergio Mattarella da parte di Federica Brignone & C. dopo la favolosa avventura del Made in Italy che funziona ai Giochi invernali che hanno caratterizzato le due settimane centrali di un febbraio da incorniciare con quelle 10-6-14 medaglie: 30 in totale tra ori, argenti e bronzi. Senza tener conto dell’Olimpiade degli atleti speciali.
Ce n’è fin che si vuole.
La Bosnia ha di fatto spazzato via la Federazione Italiana Giuoco Calcio partendo dai vertici: il presidente Gabriele Gravina, il capocomitiva Gianluigi Buffon e il suo spin-off, l’allenatore Gennaro Gattuso: qualcuno recalcitrante, qualcuno sull’offeso e qualcuno piagnucolante. Il ministro Andrea Abodi non è certo stato tenero con i responsabili della spedizione che ha rischiato di fallire con l’Irlanda del Nord (avesse detto il Brasile …) e poi irreparabilmente sprofondata nel girone più basso dell’Inferno di Zenica.
Bye-bye Italia cantavano in giro per il mondo. Che umiliazione! Stavolta non c’è neppure bisogno di aggrapparsi alla messa in scena con l’arbitro ecuadoriano Byron Moreno per tornare a casa: manco si parte. L’inverno del calcio azzurro si è concluso malamente e le “Notti magiche” di Gianna Nannini saranno attese almeno per altri quattro anni.
Detto che “tutto dice Conte”, nel senso che l’allenatore Antonio potrebbe lasciare Napoli per tornare in Nazionale; aggiunto che l’ipotesi Carletto Ancelotti sta tramontando perché è pronto per l’emiliano il rinnovo con il Brasile a tutto il 2030; concluso che la minestra riscaldata di Roberto Mancini, che tradì l’Italia per i petrodollari, farebbe soltanto arrabbiare i più; ecco che finiscono in pasto all’opinione pubblica due momenti “esilaranti”.
- Il quotidiano la Repubblica rivela i contenuti dell’audizione mai avvenuta da parte di Gabriele Gravina presso la Commissione Cultura e tante altre cose della Camera dei Deputati perché dapprima venne rimandata e poi fu resa inutile dalle dimissioni forzate: sul bancone degli imputati c’era la politica, quella… politica che ci guardiamo bene di scrivere con la “P” in maiuscolo.
- Il Gazzettino.it rispolvera il progetto approntato da Roberto Baggio per rilanciare il calcio italiano, che il “sistema” dapprima osteggiò e poi fece scivolare nel dimenticatoio;
Nell’infinita esperienza in Gazzetta e una volta aperta un’agenzia di comunicazione e organizzazioni di eventi (sportivi e non) avemmo modo di incontrare sia Gravina, già ai tempi in cui dirigeva il traffico calcistico a Castel di Sangro, sia Baggio del quale serbiamo ricordi bellissimi e pure una delle maglie con numero 10 indossate con la Nazionale ai Mondiali a due facce di Baggio tra il miracolo di Boston e la tragedia sportiva di Pasadena con il rigore tirato alto sopra la traversa nella finale con il Brasile. Abbiamo il massimo rispetto sia del presidente federale, sia di “Divin Codino”.
Siccome è giustificato giudicare (e l’esibizione della Nazionale 2026 di Gattuso è stata tragica più del rigoraccio al Rose Bowl datato 1994), ma ancor più è sacrosanto essere propositivi in una fase così delicata; sintetizziamo i punti che Gravina avrebbe doviziosamente illustrato alla Camera: bassa percentuale di italiani e di giovani in campo, età media dei giocatori fanno della Serie A un campionato di vecchi, i giocatori stranieri giocano il 68% dei minuti a disposizione, i selezionabili per la Nazionale sono soltanto 89 (di cui 10 portieri) dei 284 che hanno giocato almeno 30 minuti a partita, l’Italia occupa l’ultima posizione in Europa negli investimenti nei settori giovanili, e via con una serie infinita di valutazioni tecniche dagli sprint con palla ai dribbling, etc. per arrivare a sottolineare come tutte le comparazioni pongono il nostro massimo campionato al 49° posto dei 50 (!) monitorati.
E altro ancora.
Più che l’analisi del passato, conta cercare la svolta nello studio di Baggio durato un anno e che citiamo integralmente nel suo indice del 2011 perché:
“Il dossier era molto più di una relazione tecnica: era un progetto organico per modernizzare il sistema, ispirato ai modelli di paesi come Spagna, Francia e Germania.
Tra i punti chiave:
- Nuova formazione degli allenatori: selezione più rigorosa, percorsi di studio strutturati e maggiore attenzione alle competenze educative oltre che tecniche.
- Scouting capillare: suddivisione dell’Italia in 100 distretti, con osservatori federali incaricati di monitorare costantemente il territorio.
- Archivio digitale nazionale: creazione di database e piattaforme video per seguire lo sviluppo dei giovani calciatori.
- Valutazioni tecniche avanzate: test per misurare coordinazione, rapporto con la palla e intelligenza calcistica, superando l’ossessione per la fisicità.
- Centro studi permanente: collaborazione con università e ricercatori per introdurre innovazione e analisi dei dati.
- Centralità dei valori: educazione, responsabilità e cultura sportiva come pilastri della crescita dei giovani”.
E qui il rigore di Baggio non va sopra la traversa, ma si conficca nella pancia molle della politica sportiva che lo ingloba completamente e lo fa… scomparire.
E poi ci sono un sacco di perché interrogativi.
Perché emarginare Claudio Gentile con il suo bel sapere dopo le felici esperienze con le Nazionali minori sia all’Europeo, sia all’Olimpiade? Dopo tante promesse, la Federcalcio lo lasciò nel nulla per sempre e lui si è dedicato ad interminabili escursioni in bici su ogni sponda del Lago di Como tanto caro ad Alessandro Manzoni e a … George Clooney.
Perché non ascoltare le raccomandazioni di Filippo Galli, che con i giovanissimi ha fatto percorsi illuminanti?
Perché non ascoltare l’urlo più recente di Marco Tardelli, che su X (già Twitter) cinguetta a corde vocali tesissime: “Giocatori e allenatori chiedono di essere a capo della Federcalcio? Dov’erano sino adesso? …il problema non sono gli stranieri: ci sono dappertutto in Europa. Il problema sono le strutture”. E forse qualche caffè è andato di traverso persino a Paolo Maldini e a Demetrio Albertini oltre a quelli che reclamano il taglio di 2 squadre in Serie A e in Serie B, scendendo da 20 a 18 per ciascun torneo. Forse i mali maggiori stanno negli allargatissimi campionati minori.
Detto che Federica Brignone ha pilotato il bus azzurro sin dentro al Quirinale dove ha confessato a Sergio Mattarella di aver trovato stimoli speciali per la rinascita anche grazie all’esser stata scelta come portabandiera a Milano Cortina 2026 – e in molti pensavano che il suo ruolo ai Giochi si consumasse in quell’apparizione nella sfilata della Cerimonia d’apertura – del Tricolore consegnatole proprio dal Presidente; chiudiamo l’appuntamento con “visti e ri-visti” con quel barattolo di Nutella sfuggito alle mani di Christina Koch nell’atto di rassettare la navicella Orion dopo la prima colazione.
Che spot per la casa di Alba! Il 18 aprile 2026 cade la quindicesima triste ricorrenza della scomparsa di Pietro, uno dei due discendenti con Giovanni, dell’illuminato Michele Ferrero. Pietro è stato portato via da un malore improvviso mentre stava pedalando sulle strade del Sudafrica dove la propria famiglia ha portato un ramo importante dell’azienda alimentare che anno dopo anno scala il vertice dei primati mondiali. Pietro si occupava dello sviluppo dei prodotti inventati da papà Michele e lanciati nel tempo quando di fatto aveva ereditato le redini della conduzione aziendale: era il faro di tutto ciò che veniva deciso ad Alba (Cuneo). Giovanni continuava a vivere a Bruxelles e si dilettava, tra l’altro, a scrivere libri di cucina con tanti piatti della tradizione italiana da accompagnare – provocatoriamente, ma neppure tanto – da un “calice” di Estathe al limone o alla pesca a seconda della prelibatezza.
Pietro era un innamorato del Giro d’Italia, che sponsorizzava perché il prodotto citato andava lanciato proprio nel periodo della corsa rosa (maggio) per essere opportunamente reclamizzato mentre veniva avanti la stagione più calda. Spesso arrivava in elicottero in zona-Giro, scaricava la bici che intendeva testare in quella circostanza e scalava le montagne che di lì a poco sarebbero state aggredite dai campioni. E come era curioso… “che moltiplica monta la bici di..? Davvero le appendici che trasformano il manubrio in corna di bue danno dei vantaggi quando si pedala a fondo…? Perché il tal corridore ha attaccato in un tratto dove si può eventualmente guadagnare poco nei confronti dell’avversario da mettere in ginocchio…?”.
Le abbiamo bene in mente le domande di Pietro. E le ricordammo nel breve saluto orale che facemmo in sua memoria alla partenza della seconda tappa del Giro d’Italia 2011, quello dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Si era ad Alba. Era l’8 maggio. Pietro era deceduto a Camps Bay dieci giorni prima. La famiglia Ferrero, attraverso l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci che la rappresentava nel mondo, ci aveva invitato a pronunciare qualche parola in ricordo del figlio che se ne era andato ad appena 48 anni. Lo facemmo con il nodo alla gola e con accanto Marco Pinotti in maglia rosa in quanto punta avanzata del proprio Team sul traguardo di Torino del giorno prima, al capolinea della cronometro a squadre inaugurale di quel Giro che venne vinto da Alberto Contador, poi defenestrato per questioni di doping maturate altrove (Tour) e dunque consegnato a Michele Scarponi (secondo) pure portato via dal destino più amaro.
R.I.P., Pietro. Quanto ci sarebbe piaciuto guardare insieme quello spot gratuito della tua Nutella che vagava nella navicella spaziale e che ha portato il genere umano nel punto più lontano della Luna, sì: quello che i Pink Floyd avevano… “visto” prima di tutti il 1° marzo 1973, vale a dire 53 anni prima di Hansen, Gover, Koch e Wiseman in diretta e di noi poveri umani tout court in differita.





