La Vendemmia 2021 sta andando molto bene in Sicilia. Ve la raccontiamo attraverso l’intervista al Docente ed esperto di vini Ugo Nicosia. “La vendemmia 2021 sta dando dei buoni risultati, non come quelli strepitosi del 2020, ma non ci lamentiamo”. A dirlo è Ugo Nicosia, docente della Fondazione Italiana Sommelier. “Quest’anno la vendemmia è stata buona nonostante il caldo straordinario che abbiamo avuto” ci racconta. Una nota di soddisfazione per chi, come il prof. Nicosia ama il vino, in tutte le sfaccettature. Ci racconta che abbiamo avuto circa 10-15 giorni di anticipo un po’ in tutte le parti dell’isola.
Anche se a dire il vero non è ancora finita. Perché “In Sicilia avremo, come di consueto 100 giorni di vendemmia”. Una chicca che non molte Regioni italiane possono permettersi. Ebbene si, si è partiti ad agosto con le uve bianche dell’area di Trapani e si concluderà a fine ottobre con il Nerello Mascalese del distretto dell’Etna.

Vendemmia, com’è cambiata la visione dei vini siciliani nel tempo
A Valverde non vi è una produzione vinicola degna di nota. O per lo meno non lo è più, perché sono finiti i tempi in cui la Via Calì era un’immensa vigna. E la vendemmia era una festa e un’occasione per “ammogliarsi” (trovare moglie). Oggi ci sono solo alcune famiglie che producono vino per sé o per condividerlo con pochi amici. Eppure la Sicilia è un’ottima produttrice di vini, soprattutto oggi. Ecco cosa ci racconta il docente: “La Sicilia era considerata a livello globale soprattutto per i vini dolci. Tra questi ci sono: il Passito di Pantelleria, la Malvasia delle Lipari ed il Moscato di Noto e Siracusa. Negli anni 80 il Nero d’Avola ha acceso i riflettori sulla Sicilia. Mentre nell’ultimo ventennio, anche e soprattutto grazie ai vini dell’Etna, non si sono più stenti“. Tanto che i vini siciliani hanno avuto anche un riconoscimento di qualità.

Il distretto dell’Etna
La denominazione Etna doc comprende tutti i vini, rossi bianchi rosati e spumanti prodotti sulle pendici dell’Etna, nelle vigne che il disciplinare di produzione annovera all’interno della Doc. Due uve sono alla base della produzione etnea: il Carricante per i bianchi, e per i vini rossi invece è il Nerello Mascalese. In mezzo ci sono davvero tante altre varietà. Il prof. ci spiega da cosa dipendono le differenze. “A fare la differenza sono: la contrada ed il versante – dice -. Occorre considerare che il distretto dell’Etna, comprende la parte Nord con Randazzo, per finire a Sud-Ovest con Biancavilla e Santa Maria di Licodia. Qui le diversità sono dettate da tre elementi: il tipo e la data dell’eruzione vulcanica, le differenze di temperature e le piogge“. Ecco che quindi la combinazione di questi tre fattori offrono delle varietà vinicole interessanti e sono molte le cantine in rapida crescita.





