“Dov’è Giovanni?” Queste sono le ultime parole di Francesca Morvillo, le ultime prima di morire. Era il 23 maggio del 1992. Francesca portata in condizioni disperate prima all’ospedale Cervello e successivamente al Civico di Palermo, morirà alle 23.00, esattamente cinque ore dopo la strage di Capaci. Una strage che si prese la sua vita, quella di suo marito e quella dei tre agenti della scorta. Il ritratto, la storia, l’amore per la giustizia e quello per Giovanni.
Francesca Morvillo, magistrato, moglie e vittima di mafia
Non è facile raccontare di Francesca Morvillo. Non è affatto semplice condensare in poche righe il ritratto di una persona, figuriamoci quello di Francesca. Cerco di immaginarla la notte dell’attentato all’Addaura nella sua casa in via Notarbartolo. Da sola, nel silenzio del suo appartamento, mentre si siede alla scrivania e afferra una delle stilografiche di Giovanni. Su un foglio, che sarà ritrovato dopo la strage di Capaci, scrive: «Giovanni, amore mio, sei la cosa più bella della mia vita. Sarai sempre dentro di me così come io spero di rimanere viva nel tuo cuore, Francesca».

Quella sera Falcone aveva deciso di restare da solo nella villa sul mare dove avevano rischiato di morire per un attentato. Quella di Giovanni e Francesca è una storia d’amore ritmata dall’ansia, dalle bombe, dagli omicidi, ma con la speranza e il sogno di un paese più giusto. La Morvillo è un magistrato che crede ciecamente nella giustizia. Nata a Palermo nel 1945 si laurea in giurisprudenza nel 1967. Nel corso della sua carriera ricopre molti ruoli, ma quello che le sembra cucito addosso è quello di sostituto procuratore presso il Tribunale dei minorenni di Palermo. Il suo atteggiamento è premuroso, il suo obiettivo non è quello di punire, ma di interrompere sul nascere le carriere criminali.
Donna, magistrato
Soccorre chi ha bisogno, non si risparmia per i figli dei detenuti e per le donne che non smette di confortare. Decide di non avere figli, forse perché, come dirà in seguito, nemmeno Giovanni Falcone vuole “mettere al mondo degli orfani”. I suoi figli sono i minorenni che segue perché Francesca è innamorata di loro e ama profondamente Giovanni che incontra nel 1979 e sposa nel 1986. Un amore vissuto intensamente nonostante le pressioni istituzionali, l’attenzione mediatica e l’impossibilità di fare una semplice passeggiata per la costante minaccia mafiosa. Francesca è perfettamente consapevole delle difficoltà di stare accanto a un uomo come Falcone, ma sceglie di stare con lui e di essere presente nonostante tutto.

Quel 23 maggio Francesca era lì, accanto al suo compagno. Era lì quando sull’autostrada A29 Palermo-Trapani, nei pressi dello svincolo di Capaci, una carica di circa 400 kg di tritolo fece saltare l’autostrada dove viaggiava la Fiat Croma con Falcone e le due autovetture con la scorta. Era sempre lì, ancora viva dopo la strage a chiedere di Giovanni. Agonizzante e in preda a dolori atroci mentre con un filo di voce chiedeva “Dov’è Giovanni?“





